La questione morale di Rifondazione: no all’Udc

Dai Comunisti italiani a Rifondazione Comunista. Parte un altro piccolo esodo tra i due partiti con la falce e martello nel simbolo. Se ne vanno due consiglieri comunali (Sant’Olcese e Campomorone) ed un consigliere municipale (Valpolcevera) in rotta con lo strapotere di «Napoleone» Enrico Vesco l’assessore ai trasporti della Regione Liguria in quota Pdci che per il partito di Oliviero Diliberto è anche segretario regionale e reggente della federazione di Genova: «É lo stesso che non voleva che si corresse con il nostro simbolo alle scorse amministrative - accusa Tonino Cancelliere esule dilibertiano che passa al Prc -. Ha ridotto il partito ai minimi termini e ce ne andiamo perché di stare in un partito asservito alla volontà di Burlando non ci interessa». Gli apre le braccia Gianluca Lombardi, responsabile organizzativo del Prc provinciale che fa sue le richieste dei dissidenti del partito gemello ma con una vocazione più centrista: «La base di Rifondazione, i circoli, il territorio non vuole andare con il Pd alle regionali e il partito sta facendo le sue valutazioni - spiega -. Tutto le decisioni saranno prese dal comitato politico che è sovrano, ma possiamo dire che la vera discriminante sarà l’alleanza con l’Udc: se ci fosse quella Rifondazione non ci sarà».
Lo dicono apertamente dopo averlo fatto capire i comunisti di Ferrero: mischiare la falce e il martello con lo scudo crociato è un’acrobazia inaccettabile per divergenze di valori e principi. Da settimane si dice che nell’estrema sinistra ci siano ulteriori divisioni sulla posizione da tenere, non è mistero che Prc stia lavorando con Sinistra critica e altri piccoli soggetti radicali per un nuovo polo e il fatto che ci sia questa campagna acquisti a pochi mesi dalle regionali potrebbe essere il segnale che chi passa oltre lo faccia per precise ragioni di scelta di campo: «Il comitato politico regionale ha deciso un incontro con Pd e Burlando. Andremo con le idee chiare sapendo su quali termini confrontare i nostri programmi - spiega Lombardi -. Certo le basi non sono delle migliori visti i tagli al sociale presenti nel bilancio 2010 e alcun scelte in tema di infrastrtture che non abbiamo mai condiviso».