LA QUESTIONE MORALE

RomaNorme più severe per fermare chi sperpera denaro pubblico. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, auspica che nella pubblica amministrazione si possano introdurre regole «tali da configurare un cosiddetto fallimento politico». Se un amministratore pubblico fallisce deve diventare «ineleggibile». Così come succede «nell’assetto civilistico, quando scattano determinati indicatori del bilancio, si procede con il commissariamento e si riportano i libri non in tribunale ma al popolo elettore con ineleggibilità per gli amministratori falliti», insiste Sacconi. Si deve porre una regola di responsabilità in un settore pubblico dove «più si spende e peggio si spende».
Per Sacconi poi per ricostruire un rapporto di fiducia tra stato e cittadini è necessario il «recupero dei valori che caratterizzano la nostra tradizione e la nostra comunità». Ovvero i valori «della vita e dell’accoglienza della nuova vita, della difesa di qualsiasi vita». Insomma promozione della maternità e no all’eutanasia. Anche la capacità di reagire alla crisi, il riscatto in campo economico, per Sacconi è legato al riconoscimento del valore della vita. E chi ha ancora la spinta e la vitalità per portare l’Italia fuori dalla crisi? Sacconi non ha dubbi: Berlusconi. Il premier, dice «ha una vitalità straordinaria» ed intorno a lui occorre costruire «una leadership forte e collettiva che sappia dialogare con il popolo contrapposta alle borghesie ciniche, bare ed egoiste».
Nell’agenda del governo comunque al primo posto il ministro del Welfare mette la questione tasse. «Dopo le Regionali si riapre il cantiere del fisco. Occorre avviare una riflessione su come si crea e come si ridistribuisce la ricchezza», dice Sacconi. Il percorso non sarà «né semplice, né agevole né breve» visto il momento di crisi ma per il ministro la strada da seguire è quella di un nuovo modello «per passare dall’individuo alla famiglia».
Come più volte ribadito dallo stesso Sacconi «il governo Berlusconi si è sempre caratterizzato per la volontà di contenere la pressione fiscale». Il ministro già in passato ha indicato come una riforma del fisco dovrebbe partire dal principio di colpire meno il lavoro dipendente «perché il principio di progressività ha danneggiato in particolare i lavoratori». Un altro dei punti qualificanti dovrebbero essere gli interventi a favore della famiglia incentivando, come già indicato da Sacconi, «il matrimonio, la procreazione e la partecipazione di entrambi i coniugi al mercato del lavoro». L’ostacolo principale sono i conti pubblici perché qualsiasi intervento a favore della famiglie dovrebbe lasciarli invariati.
Proprio su questo punto, le riforme in chiave liberale e liberista, potrebbe ritrovare fiato l’alleanza del premier, Silvio Berlusconi con Gianfranco Fini. Anche il pensatoio finiano punta al rinnovamento del sistema fiscale.Benedetto della Vedova ieri al Giornale ha parlato chiaro: «Sulle tasse ci vuole un intervento incisivo».