IN QUESTO CALCIO IO NON CI STO

Da qualche anno sono atavicamente portato a dubitare di tutti coloro che dicono: «Io non ci sto». Però, stavolta, sono io a dirlo. Stavolta, non ci sto davvero. Stavolta, mi autosospendo.
Le notizie che continuano ad arrivare dall’inchiesta sui rapporti fra la Juventus, gli arbitri, la Gea e il Palazzo del calcio sono oggettivamente sconfortanti. Perchè mettono in dubbio tutto, fanno pensare che sia tutto aggiustato, tutto marcio, tutto finto.
E quindi, che senso ha continuare a parlare di qualcosa che è finto? Che senso ha continuare a dire il proprio parere - giusto o sbagliato che sia, condivisibile oppure no - in buona fede e con passione, sul calcio? A cosa serve scaldarsi, analizzare partite e comportamenti, cercare di offrire ai tifosi e alle società il proprio punto di vista come contributo al dibattito? Perchè provare a gettare un sasso nello stagno - a volte in modo volutamente provocatorio, anche per smuovere una critica genovese che troppo spesso è un po’ appiattita sulle posizioni delle società - se poi le acque di quello stagno sono talmente limacciose da impedire anche ogni minima corrente?
Questa situazione, poi, è particolarmente grave se si guarda dal punto di vista del calcio genovese. Versante Sampdoria: io personalmente ho criticato (e applaudito) spesso Novellino e Marotta, perchè penso che abbiano sbagliato molto (o perchè ritenevo che meritassero applausi) e l’avrei fatto anche oggi, perchè non condivido molto di quello che è stato fatto o detto a Livorno. Ma leggendo le intercettazioni sull’arbitraggio di Dondarini a Genova nello scorso campionato contro la Juventus - anche non dimenticando che in altre partite la Samp non ha avuto certo un arbitraggio negativo da parte dello stesso Dondarini - ogni eventuale critica a Novellino e Marotta passa in secondo piano. Così come ogni commento su rigori dati e no. Se le due squadre non partono da pari condizioni, che si gioca a fare? Se chi si chiama Sampdoria è trattato, prima ancora del fischio d’inizio, peggio di chi si chiama Juventus, è inutile anche iniziare a parlare.
Io non cambio idea di una virgola sulle cose che ho detto, che penso, che spesso si sono verificate e che altre volte si sono dimostrate delle sciocchezze. Ma forse ho fatto male a crederci. E d’altro canto, penso sia inutile criticare chi ha dalla sua alibi così forti come l’irregolarità di una partita o di un campionato. Vince lui a prescindere.
Per il Genoa il discorso è ancor più delicato. Questo Giornale è stato il primo ad allertare i tifosi rossoblù sul possibile rischio della C dopo Genoa-Venezia; è stato il primo a dire che la sentenza era prestampata; è stato l’unico a dire sempre e comunque che i punti del caso Ghomsi sarebbero stati tolti, ma anche a dire che gli otto mesi d’attesa sono stati una cosa vergognosa, degni di una repubblica delle banane, quale è oggi il calcio italiano; è stato l’unico a criticare la strategia dei ricorsi; ed è stato l’unico a dire in tempi non sospetti, a gennaio, che l’arrivo dei tre giocatori del Messina voluti da Fabiani e di Dante Lopez non rafforzava affatto la squadra. Soprattutto questo Giornale, e io in persona, non ha mai fatto alcuno sconto a Preziosi. A cui riconosco alcuni meriti. Ma che, almeno stilisticamente, continua a piacermi poco.
Eppure, fatte tutte queste premesse, vigileremo doppiamente per controllare che tutti vengano trattati allo stesso modo. E che se il Genoa è stato punito severamente, allo stesso mondo vengano puniti severamente anche quelli più potenti del Genoa. Perchè c’è solo una cosa più dura di essere puniti. Vedere impuniti gli altri che si comportano allo stesso modo.
Ecco, per tutti questi motivi, io non ci sto. Non ci sto per nulla a parlare e scrivere di qualcosa che è finto. E, da oggi, mi autosospendo dallo scrivere di sport su queste pagine e anche dal parlarne su Primocanale a Gradinata Sud e a Liguria in diretta sport, programmi che hanno avvicinato migliaia e migliaia di persone al nostro straordinario Giornale, merito di cui non ci stancheremo mai di dir grazie a Primocanale.
Non prima di aver abbracciato i miei compagni di squadra Luca Pellegrini, Enrico Dordoni e Graziano Cesari. E di aver ringraziato Maurizio Michieli e Vittorio Sirianni per avermi sempre lasciato dire liberamente quello che pensavo, anche quando non erano d’accordo con me. Con persone come loro, la partita non è mai truccata.