«Questo colpo è stato preparato»

Ancora paura e poca voglia di parlare. A casa Caico c’è l’urgenza di dimenticare in fretta gli attimi che hanno sconvolto il tranquillo sabato sera di corso Lodi. O forse una precisa disposizione degli agenti della Squadra mobile. Non agevolare in nessun modo, con indicazioni e dettagli maggiori di quelli già trapelati, la fuga e la latitanza dei due banditi scappati con il bottino dopo l’assalto all’auto del barista. «Sono cose che mettono paura» ripeteva sabato sera Alessandro, uno dei soci con cui Calogero Caico gestisce quattro bar a Milano. Teneva i contatti con la famiglia dell’amico, scosso dall’accaduto. «Al suo posto avrei potuto esserci io. È evidente che è stato seguito e pedinato. Il colpo era studiato». Nessuna compassione per il rapinatore che ha perso la vita nella collutazione per la borsa con i 30mila euro. «Meglio così, non si può vivere con la paura sempre addosso».