«Questo Giro l’ho vinto a Briançon»

Di Luca: «Il mio successo più importante. Nemmeno la Liegi è paragonabile La Procura antidoping? Se mi chiamano non ho nulla da nascondere...»

da Verona

Sorridente, sereno, disponibile come sempre ma, questa volta, più di ogni altra volta. Danilo Di Luca si presenta in sala stampa con la serenità di chi ha voglia di gustarsi a pieni polmoni qualcosa di grande «e questa è la vittoria più grande di tutte, perché il Giro, specie per un italiano, è la cosa più bella che ci possa essere. La Liegi? Grande, ma non è paragonabile con una maglia rosa. Se temo di essere convocato alla Procura del Coni? Se sarò chiamato risponderò serenamente alla convocazione. Non ho nulla da temere e da nascondere, quindi...».
Di Luca ripercorre il suo Giro con il pensiero e la calma di chi si vuole gustare questo momento magico. «Il momento più bello? A Briançon: lì sono stato fortissimo. Il momento più difficile? Forse sullo Zoncolan, anche se mi sono difeso molto bene. Chi ho temuto? Fino alla fine Gilberto Simoni».
Quando hai sentito di aver vinto?
«Sarebbe troppo facile dire Verona o Milano, ma io mi sono sentito il Giro in valigia già dopo la vittoria di Briançon. Mi sono detto: è fatta!».
Hai fatto più la differenza con le gambe o con la testa?
«Chi ha le gambe poi la differenza la fa anche con la testa. Io oltre alle gambe e alla testa ho avuto anche una grandissima squadra. A proposito: ho tante richieste, soprattutto dall’estero, ma io ho intenzione di restare qui alla Liquigas. Questa è ormai la mia squadra, la mia famiglia. Se siamo stati più bravi noi o la Saunier di Simoni, Piepoli e Riccò? A loro le tappe, a noi tappe e Giro. Non c’è stata storia».
Punto di arrivo o di partenza?
«Punto di arrivo per il Giro e punto di partenza per tutto il resto. Ho ancora tanta voglia di vincere, ho ancora tanta fame. Da dove voglio cominciare? Il Mondiale non mi dispiacerebbe affatto, anche se quello di Stoccarda non sembra essere adattissimo ai miei mezzi».
Come ha fatto a convincere i suoi dirigenti a credere in lei per il Giro?
«Non ho dovuto convincerli, loro mi hanno sempre supportato. Abbiamo solo fatto un po’ di pretattica. Per la serie: abbiamo vinto con le gambe e con la testa. Già da questo inverno...».