«Questo gol è dedicato ai tifosi e a Berlusconi: adesso mi sento a casa»

Ronaldinho mattatore: «Voglio dare allegria». Mourinho: «Non parlo dell’arbitro». Ma Ibra: «Ha vinto Morganti, non il Milan». Il lapsus del premier: «La formazione? La fa sempre Sil... Carletto Ancelotti»

da Milano

Ha tenuto in serbo il primo gol in rossonero per la partita più importante e, adesso che la missione è stata portata a termine Ronaldinho può finalmente tornare a sfoderare quel sorriso, tutto brasiliano, reso ancora più innocente dall’apparecchio per i denti. «Qui sto benissimo, il Milan sta diventando ogni giorno di più la mia casa e questo gol è per il presidente che è sempre stato molto gentile con me: spero di continuare a dare allegria a questo ambiente», il Ronaldinho pensiero, urlato a piena voce una manciata di secondi dopo il triplice fischio di Morganti. A cui ha fatto seguito l’abbraccio con il connazionale Kakà, felice «per aver visto finalmente Ronaldinho a questi livelli: un grande amico, nonostante abbiamo due stili di vita differenti».
Una gioia inevitabilmente contagiosa, che non ha potuto risparmiare nemmeno il presidente Silvio Berlusconi: «Ronaldinho - si domanda il patron rossonero - mi ha dedicato la rete per il mio compleanno? Sono contento che si sia ricordato dei miei 35 anni», la prima battuta del presidente, decisamente rinvigorito dalla vittoria e da una «partita finalmente giocata con la dignità da grande squadra, una squadra che può vantare i migliori talenti del mondo». «Seedorf è stato straordinario – si congratula Berlusconi –; Abbiati si merita i complimenti perché non ha sbagliato un intervento e ha sempre gestito ogni pallone nel migliore dei modi; Shevchenko si è preso una pausa di un paio d’anni, ma presto tornerà». Per poi finire il lungo elenco con il match-winner Ronaldinho. «I tifosi lo adorano e lui è stato decisivo, delizioso e le sue giocate sono valse il prezzo del biglietto», il Berlusconi-pensiero che prima di chiudere con un lapsus - chissà poi quanto voluto o no - «questa sera la formazione l’ha fatta, come in tutti questi anni, il signor Silvio Berlusc... ehm, Carlo Ancelotti», lancia l’ennesima indicazione tattica al tecnico di turno: «Ronaldinho lo vedrei più inserito nella manovra e non solo rilegato sulla fascia sinistra». Indicazione prontamente accolta da Carlo Ancelotti, che chiude il «caso» con una battuta: «So che il presidente ha già parlato con Ronaldinho di questa situazione, quindi il mio compito finisce qui». Scherzi a parte, Ancelotti spiega come, «Ronaldinho sia un giocatore che cresce e migliora di giorno in giorno e che nelle partite ufficiali, riesce a fare cose che non sempre in allenamento gli riescono: ora dovremo capire come poterlo utilizzare al meglio nei nostri schemi». Schemi che per una sera, sono girati a meraviglia. «Abbiamo fatto quello che avevamo messo in preventivo – l’analisi a freddo di Ancelotti -: difendere con attenzione e ripartire in contropiede. Ora dobbiamo dare continuità ai risultati, perché le due sconfitte di inizio campionato ci hanno insegnato tanto».
Ma se in casa Milan, è impossibile non trovare facce sorridenti, in casa nerazzurra l’antitetico umore è ben rappresentato dalle poche parole di Ibrahimovic: «Il derby l’ha vinto l’arbitro non il Milan». E l’operato del direttore di gara Morganti, finisce inevitabilmente a inquinare anche le parole di Mourinho: «Dell’arbitro non parlo» l’esordio del tecnico portoghese, che poi si sbottona leggermente: «Ci sono stati degli errori e tutti quanti contro la stessa squadra». Anche sull’episodio costato il cartellino rosso a Materazzi, Mourinho non sceglie la via della diplomazia: «Tutti quanti in panchina – spiega il tecnico – hanno reagito nella stessa maniera, però l’unico che è stato espulso è stato Materazzi: è troppo facile prendersela sempre con lui, è un film che ho già visto troppe volte». Un analisi dell’operato di Morganti che comunque non cambia la stima e il giudizio del portoghese nei confronti del direttore di gara: «Se un campione sbaglia una partita, non diventa uno scarso. E la stessa identica cosa vale per Morganti». «Se invece vogliamo analizzare la partita in maniera pragmatica - prosegue Mourinho – il pareggio sarebbe stato il punteggio più giusto: però loro hanno segnato e noi no». E quindi l’unica cosa che non può essere piaciuta a Mourinho ieri sera è una soltanto: «il risultato».