«Questo governo ci ha spremuti ora ci esclude dal cuneo fiscale»

Vecchioni: l’agricoltura può sostenere la crescita economica ma questa maggioranza ha aumentato le imposte sui terreni

Paolo Giovanelli

da Milano

«Il governo non deve smantellare gli impegni presi a luglio con il Dpef per dare spazio alle richieste delle posizioni più radicali». Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, lancia l’allarme: «Registriamo una pericolosa deriva rispetto agli impegni del Dpef che riguardano l’agricoltura - afferma -. Quanto è scritto nel documento deve essere un impegno, in particolare per quanto riguarda la stabilità fiscale».
Ci spieghi che cosa la preoccupa...
«C’è un pericoloso prevalere delle posizioni più radicali, si fa più forte la voce di chi chiede di aumentare le entrate, mentre registro che si indebolisce chi vuole un contenimento della spesa e un abbattimento del cuneo fiscale. All’ultimo “tavolo verde” con il governo è emersa la netta sensazione che il comparto stia vivendo una fase delicata: oggi ci vuole una finanziaria equilibrata. Va rispettato quello che a luglio è stato presentato a Palazzo Chigi».
Quali sono i punti che ritiene più importanti?
«Innanzitutto la questione dell’Irap, che è stata alzata nelle Regioni dove è stato sfondato il tetto della sanità. Da Berlusconi abbiamo avuto la stabilizzazione dell’Iva agricola (prima il livello dell’Iva veniva prorogato periodicamente, ndr), oggi sarebbe necessario stabilizzare l’Irap, che invece in 5 regioni è stata aumentata dell’1 per cento».
Le Regioni andavano messe in riga.
«Sì, così le imprese pagano gli impegni non rispettati del sistema pubblico. Nel settore agricolo c’è la volontà di crescere, di diventare competitivi, di fare innovazione, di esportare: dalla Finanziaria ci attendiamo un alleggerimento che non è solo fiscale, ma di sistema. Oggi per assumere un extracomunitario ci vogliono 18 giorni di lavoro. Più le posizioni radicali prevalgono, più la Finanziaria rischia di non vedere nelle imprese un attore che crea crescita, ma solo un soggetto da spremere».
Fatevi sentire...
«Di solito noi evitiamo di scendere in piazza, preferiamo lavorare, ma siamo preoccupati. Noi rappresentiamo il 60% delle giornate-lavoro in agricoltura: si parla di riduzione del cuneo fiscale e poi si vogliono escludere i campi solo perché hanno pochi occupati a tempo indeterminato. Ma l’agricoltura è per definizione legata alla stagionalità».
Ma allora cosa farete?
«Ci attendiamo di essere ascoltati dai ministri competenti. Dal 29 settembre, giorno previsto per la pubblicazione del progetto di Finanziaria, saremo estremamente presenti. Ma ci attendiamo anche di essere ascoltati dall’opposizione che fino a oggi ci ha lasciati perplessi. Su questi temi ci vuole anche l’attenzione dell’opposizione, e invece notiamo un allentamento da parte dei partiti di minoranza».
Che rapporti avete con il ministro dell’Agricoltura, Paolo De Castro?
«Sono all’insegna di una concretezza sana, trasparente e, mi auguro, costruttiva. Ma siamo preoccupati che i buoni rapporti con il ministro non siano sufficienti a incidere sull’agenda del governo. L’agricoltura è un settore in grado di sostenere la crescita economica, non da dimenticare o da spremere sotto il profilo fiscale, come è già stato fatto da questo governo tassando le compravendite di terreni non a valore catastale, ma a quello commerciale».