Questo governo non è perfetto ma da promuovere

Caro Granzotto, Berlusconi ha due grandi doti: il fiuto e la rapidità decisionale. Basta ricordare la fondazione di Forza Italia, il discorso del predellino, gli interventi a Napoli (problema rifiuti) e l’Abruzzo (terremoto). Da qualche tempo sembra avere, come si suol dire, il freno a mano tirato: nessuna decisione, tutto rimandato (vedi la sostituzione del ministro Scajola, la legge sulle intercettazioni e le riforme varie). Ora delle due l’una: o è cotto (sarà l’età che avanza) oppure è completamente stordito dalla bega con Fini. In entrambi i casi noi sostenitori vediamo un futuro molto buio e le elezioni, se ci saranno, non potranno che mettere in evidenza questo malessere: se un governo di centro-destra, forte come quello uscito dalle votazioni del 2008, non è riuscito a fare quasi nulla di ciò che aveva promesso ed è crollato per uno stupido litigio tra due individui, cosa potremmo aspettarci da una nuova consultazione popolare?
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Capisco il suo stato d’animo, caro Padoa: l’impasse determinata dall’impazienza di Gianfranco Fini di mettersi in proprio e dar così sfogo alle sue ambizioni di potere è desolante, ti fa cadere le braccia. Però non mi sembra generoso, non mi sembra corretto ridurre al solo stallo causato dagli intrighi del farefuturista il credito di due anni e passa di lavoro del governo Berlusconi. Che poteva fare di più e meglio, ovvio, che poteva disporre l’ordine delle priorità in modo più indovinato, straovvio: ma affermare come lei afferma, amico mio, che Berlusconi «non è riuscito a fare quasi nulla di ciò che aveva promesso», bé, mi par davvero grossa. Non chiamo nemmeno in causa la «monnezza» di Napoli o l’Aquila. Ordinaria amministrazione in situazione di emergenza. Ma come la mette col fatto che senza promettere poi tanto sudore, tante lacrime e sangue, l’Italia abbia scapolato non dico senza naufragare, ma senza che nemmeno si aprissero grosse falle nella chiglia, la più devastante crisi economico-finanziaria abbattutasi sul pianeta? È o non è buongoverno? Del fare? E la lotta alla criminalità organizzata? Quasi seimila arresti, beni sequestrati per dieci milioni di euri. Sostengono i repubblicones e i travagliones che il governo non ha nessun merito, ma è tutta opera della magistratura e delle forze dell’ordine. Già, però come mai pur proclamando quotidianamente guerra alle mafie i governi Prodi o D’Alema non sfiorarono nemmeno un simile risultato? Ci sono poi le grandi opere in cantiere o comunque già finanziate: strade e autostrade, alta velocità, sistema idrico del Mezzogiorno, metropolitane. C’è la riforma della scuola e dell’università (quest’ultima sul filo di lana: vedremo cosa faranno, come voteranno i finiani). C’è la riforma del pubblico impiego, da una parte gli incentivi per premiare il merito, dall’altra gli interventi per stroncare l’assenteismo. C’è la lotta all’evasione che mai ha dato così buoni risultati, nemmeno quando a condurla era quell’ammazzasette di Vincenzo Visco. Ci sono poi una serie di provvedimenti di poco glamour mediatico ma di grande rilievo sociale, come la cancellazione di quasi 400mila atti normativi, leggi, regolamenti, norme, lacci e lacciuoli che appesantivano una già brontosaurica macchina burocratica.
Questo di medio termine non mi par proprio - e vorrei che lei ne convenisse, caro Padoa - un bilancio fallimentare. Certo, mancano all’appello la riforma tributaria e della giustizia. Manca il compimento del federalismo fiscale, l’atteso piano per il Sud e le nuove misure per disciplinare l’immigrazione. Sono i «cinque punti» sui quali si giocherà la legislatura e la credibilità di Gianfranco Fini il quale, non dimentichiamolo, si impegnò coi suoi elettori a realizzarle, quelle riforme. Promissio boni viri est obligatio, recita il brocardo. Vedremo presto se il tuttora presidente della Camera mostrerà di essere e non solo a parole un vir bonus, persona onesta, perbene. Di valore.