Ma con questo Kakà adesso il Milan dove mette Ronaldinho?

Il pallone d’oro affonda la Reggina con una tripletta e alimenta qualche perplessità sull’utilità dell’acquisto del brasiliano del Barcellona

da Milano

E Ronaldinho dove lo metto? Il 5 a 1 di ieri pomeriggio a San Siro diverte il popolo rossonero, sana qualche ferita ancora aperta (la curva riserva a Gattuso un trattamento da principe) e rilancia il dibattito, più urgente di quello rappresentato dalla classifica. Dove lo metto Ronaldinho in questo Milan? Già perché della trattativa si discute anche in calce al successo rotondo di ieri sulla malcapitata Reggina. Merito di Adriano Galliani, vice-presidente esecutivo che smentisce viaggi o blitz in Catalogna ma conferma che «c’è una certa distanza sulle cifre» e cioè tra i 25 milioni offerti dal club berlusconiano e i 50 reclamati invece da La Porta dopo il colloquio di sabato notte, con l’emissario Bronzetti, soprannominato «trombettiere» perché avverte tutti i giornalisti della sua missione. Ancelotti mantiene il riserbo in materia ma il mistero dura sì e no 5 minuti poiché il suo dirigente spiega in televisione il prossimo modulo, ribattezzato spagnolo, col quale il Milan si prepara ad accogliere Ronaldinho. E cioè il 4-2(Gattuso-Pirlo)-3(Seedorf, Kakà, Pato)-1(Drogba o Sheva), scontato sbocco del prossimo mercato. «Io sono il più offensivo dei centrocampisti, non posso fare 80 metri tutte le volte» segnala Clarence Seedorf che incassa, nel frattempo, dal suo principale, la garanzia di conservare la maglia numero 10. Dinho deve accontentarsi di un altro numero. Anche Gattuso, parole di Galliani, non si muove da Milanello. «Ricordati che qui si resta nella buona e nella cattiva sorte» la frase del vice-presidente passata al centrocampista di Milan e Nazionale, ieri anche capitano a dimostrazione di un legame che non si può spezzare.
Dove lo metto Ronaldinho? E non solo e non tanto per Seedorf. In particolare perché se una squadra qualunque può contare sul talento luccicante di Riccardino Kakà, allora il Gaucho diventa un lusso oltre che un probabile limite quando c’è da difendere. Appena Kakà è in piena salute, infatti, la vita del Milan diventa una pacchia. La differenza risulta scolpita dalle sue prodezze balistiche (siamo allo squillo numero 18 della stagione) ma anche dalla qualità delle sue giocate e dalla freddezza con cui regola dal dischetto il portiere Campagnolo della Reggina. Kakà racconta che «giocare con Ronaldinho non è un problema» ma è come raccontare la favola di Cappuccetto rosso a un bimbo. I problemi ci sono e riguardano quel poverino di Ancelotti chiamato, come accadde in passato con Rui Costa, Seedorf, Rivaldo e Kakà, a far quadrare i conti di una squadra dall’esagerata vocazione offensiva. La tripletta di ieri contro la Reggina (ultimo precedente in materia il 9 aprile del 2006 contro il Chievo) è una conferma solenne: il brasiliano sta recuperando la migliore efficienza. E quando viaggia a 100 all’ora non c’è niente e nessuno che possano limitarlo, fermarlo, ingabbiarlo. Specie se poi le sentinelle della Reggina usano nei suoi confronti i guanti gialli, come si dice. Se poi gli si mette al fianco quel fuoriclasse di Pato, allora le conseguenze sono evidenti. In meno di 20 minuti, Pato entra, timbra il palo (che SuperPippo trasforma nel 4 a 1) e di testa si regala il 5 a 1 valorizzato da un paio di numerini, 8 reti in 17 partite, una media stratosferica al debutto. In attesa del futuro, Ronaldinho o Drogba, il Milan vince la prima delle cinque partite finali che possono portarlo in Champions oppure relegarlo in Uefa. Non è il caso di fare festa perché la difesa rossonera balla secondo tradizione, poco protetta come al solito, tradisce qualche pasticcio prima di conoscere il finale in discesa grazie appunto a Kakà, Inzaghi e Pato, tanto per cambiare, il fuoco amico cioè.