«Questo Milan è la mia casa, è la mia famiglia»

Kakà «eletto» miglior giocatore del mondiale per club: «Non vedo cosa posso chiedere di più al calcio, alla mia squadra. Questo 2007 è un anno indimenticabile, perfetto»

nostro inviato

a Yokohama
Caro Kakà a chi regala l’auto vinta in Giappone?
«La girerò a fondazione Milan e a Leonardo che se ne occupa direttamente. La cifra ricavata, quasi 13mila euro, servirà per completare la costruzione del reparto di neonatologia dell’ospedale di Nazareth».
E adesso come lo definiamo questo 2007?
«Fantastico, indimenticabile, diciamo anche perfetto per tutto quello che mi è accaduto. Non vedo cosa si possa chiedere di più al calcio e al Milan».
Forse solo lo scudetto...
«Sì, ecco, lo scudetto. Ci è mancato solo quello ma sono pochi quelli che se ne sono accorti».
A che punto siamo con la sua collezione di premi?
«A un ottimo punto. Ho cominciato con il Pallone d’oro, qui ho preso il premio per il miglior calciatore del mondiale (secondo Seedorf, terzo Palacio, del Boca, ndr), adesso dovrò andare a Zurigo per conoscere l’esito della votazione del Fifa World player. L’ho detto a Parigi e lo ripeto qui: senza i miei compagni non sarei riuscito a realizzare nessuno di questi miei sogni da bambino».
L’ultima definizione di Ariedo Braida è la seguente: Kakà è disumano...
«Mi sono preparato molto bene per questo mondiale. L’ho atteso con determinazione dal giorno in cui ho vinto la Champions ad Atene. Da ragazzo, per noi brasiliani, la coppa Intercontinentale è il successo che ti certifica campione. Nei dieci giorni vissuti in Giappone mi sono allenato come poche volte è successo nei mesi precedenti: con tutto il tempo a disposizione, alternando la parte atletica a quella tecnica. Neanche l’infortunio al piede poteva fermarmi. Lo volevamo con tutte le nostre forze e alla fine ce l’abbiamo fatta».
Ha mai temuto che finisse come nel 2003?
«Nella ripresa siamo usciti dallo spogliatoio con un altro spirito. I due gol, arrivati nel primo quarto d’ora, non sono stati casuali. Poi il quarto di Pippo è servito a chiudere la sfida. Ma il Boca fino al 2 a 1 per noi, ci ha tenuto testa».
Galliani ha ripetuto che il Milan le vuole proporre il rinnovo del contratto nel 2008 fino al 2013: che cosa risponde Kakà?
«Che sono pronto a firmare. La decisione è presa, l’ho ribadita a Parigi e non ho certo cambiato idea. Mi piace molto l’idea di poter restare a lungo in questa squadra, che vince e nella quale mi diverto».
Real Madrid addio, allora?
«Anche il Real Madrid vince ma io sto bene al Milan, Milano è diventata la mia casa. E con un contratto così lungo sono destinato a restare per molto altro tempo. Ho detto che sono pronto a diventare capitano ma rispettando la gerarchia che prevede dopo Maldini la consegna della fascia ad Ambrosini o Gattuso».
Caro Kakà, ripensandoci, che cosa le ha cambiato la vita?
«Il trionfo ad Atene in Champions league. Io non pensavo che lo sviluppo sarebbe stato così veloce e così travolgente. Sono diventato più popolare, hanno cominciato a cercarmi giornali di tutto il mondo. I risultati del Milan, da maggio in avanti, hanno dato una mano a questo processo. Ho fatto gol, ho cambiato ruolo per l’esigenza della squadra, ho vinto il Pallone d’oro».
E adesso volerà a Zurigo, Cristiano Ronaldo e Messi battuti per la seconda volta consecutiva...
«Nessuno della Fifa e del Milan mi ha detto niente. Mi hanno solo invitato e partirò con la mia famiglia, Galliani e Leonardo».
Dopo Zurigo ha già per caso un altro traguardo da fissare?
«Sono molto tentato dall’esperienza delle Olimpiadi. Andare in Cina sarebbe una gran bella occasione. Adesso il pallino è nelle mani di Dunga, il ct: dovesse aprire ai fuori quota, io sarei disponibile. Dipende solo da lui».
Viaggiare è diventata la sua seconda attività...
«Ho cominciato da ragazzino in Cile, in Giappone sono arrivato 4 volte, con mia moglie ho visitato qualche capitale europea, sono stato a Praga di recente. La prossima tappa sarà l’Australia».
Ha una dedica speciale per il mondiale?
«Il Milan l’ha dedicata al presidente. Io aggiungo un pensiero per un nostro tifoso morto, si chiama Leonardo».