Questo Milan va atterrato sulle ali

D omanda ad una decina di intenditori, scelti con puntigliosa attenzione fra quelli interisti: chi fareste giocare? Ne sono seguite dieci risposte diverse. La differenza sta tra un giocatore o due, non di più. Ma tutti l’hanno vista diversa. Probabile che qualcuno la veda come Mancini, ma questo dice che l’Inter resta una squadra da comporre come un puzzle.
Alla prima domanda ne è seguita una seconda, forse più impegnativa. «Come la fareste giocare?». Ed è stato un fiume in piena. C’è da capir l’allenatore, se passa la settimana a risolvere cruciverba calcistici. Per il vero, tanti hanno guardato prima al gioco del Milan, che a quello dell’Inter, per decidere la tattica. In barba a tutti coloro (tecnici rampanti degli ultimi venti anni) che se la raccontano così: «Conta il nostro gioco». No, Herrera e Rocco, a Milano, non sono passati invano.
Dunque meglio accodarsi alla maggioranza non proprio silenziosa. Guarda il Milan e adeguati. Ancelotti ha una squadra debole sulle fasce: ed allora vai a fargli male. Se Maicon apre il turbo, e lo tiene aperto tutta la partita, gli altri rischiano dolori. Il gioco dell’Inter, in quelle zone, sta soprattutto nella vena di questo incredibile Hulk, un po’ meno in quella di Maxwell o di Chivu che ha buon calcio, non altrettanta possanza offensiva. Stante la scarsa forma di Stankovic, che sembra diventato un soldatino senza personalità, la capacità di destabilizzare le difese partendo dalle fasce laterali sta proprio in Maicon. Il Milan dalla sua parte soffre. Ma anche dall’altra. Più difficile vincere la sfida a centrocampo, prendere il sopravvento in quella zona è il più banale e scontato dei segreti, ma anche il più redditizio. Mancini ha due punti di riferimento: Pirlo e Kakà. Uomini da lasciare senza respiro, da prendere per la gola. Molto più difficile imbrigliare Kakà. Ci vorrebbe il miglior Zanetti. Assolutamente determinante togliere spazio a Pirlo: operazione che potrebbe riuscire a Cambiasso, capace di proporre difesa e attacco senza andare in confusione se la posizione cambia di 10 metri più avanti o più indietro.
Ovvio che, in tanto sfarfalleggiare di tattica, siano necessarie due condizioni: un buon assestamento difensivo (meglio giocare con Materazzi e Rivas, Chivu potrebbe stare a centrocampo al posto di Stankovic) e la capacità di sfruttare cross e lavoro sulle fasce con la testolona di Cruz o Crespo (meglio lui all’inizio, poi Balotelli per completare l’opera). In difesa, l’Inter potrebbe soffrire l’agilità e la destrezza di Pato. Chissà perchè Ancelotti lo manda in panchina? In attacco potrà sfruttare la lentezza dei difensori rossoneri. Alla gente di Mancini converrebbe attirare il Milan in spazi larghi: sarebbe pane per Balotelli. E pane duro per gli altri.