Ma questo Moro è senza storia

E pazienza se i risultati di ascolto della fiction sul caso Moro non sono stati soddisfacenti come previsto: non sempre la qualità va sottobraccio all’Auditel. Il primo episodio, in onda venerdì sera su Canale 5, ha raccolto poco più del 17 per cento (oltre un milione di spettatori in meno rispetto a I raccomandati su Raiuno) e magari la puntata finale in onda stasera migliorerà le sue sorti. Però sarà difficile sollevarsi dal torpore investigativo e umano che ha pervaso la prima parte, quella decisiva, quella che ha raccontato i preparativi e l’agghiacciante rito di via Fani, i cadaveri in macchina e per terra, l’onorevole Moro in un baule, la storia d’Italia cambiata per sempre. D’accordo, il mistero del sequestro per mano delle Brigate Rosse è una sorta di caso Kennedy all’italiana: da trent’anni si attorcigliano tesi e contro tesi, tutte fascinose, tutte o quasi verosimili, tutte snocciolate con abbondanza di dati più o meno autentici. Insomma, l’humus ideale per scatenare la creatività, pur rimanendo (ancora) nel campo della rispettosa teoria. Invece qui niente. Invece qui ad anestetizzare tutto ci ha pensato Aldo Moro – il presidente, non elaborando nulla, offrendo sull’altare dello share (perduto) una piattezza storico politica che ha un solo motivo: la paura. Paura di scontentare qualcuno o, peggio di offenderlo. Un po’ di mordente, suvvia, altrimenti il caso Moro viene sfigurato, snaturato, annientato. I brigatisti della fiction? Un manipolo di ingenui esaltati, indecisi se continuare a tagliare le gomme ai «fascisti» o assassinare il presidente della Dc. Gli americani? Ridicoli picciotti che, informalmente, minacciano addirittura Moro alludendo a pericoli per la sua vita. Il ministro dell’Interno Cossiga? Uno che tiene il broncio al maresciallo Oreste Leonardi, capo scorta di Moro, perché si lamenta della mancanza di un’auto blindata. Insomma, dettagli. E tutto il resto? Tutto il resto manca e dalla prima puntata di Aldo Moro – il presidente non è uscito quasi nulla, né un’allusione ai devastanti misteri della tragedia né tantomeno il drammatico spessore del presidente della Dc. Il disastroso quadro politico del tempo, lo smarrimento della maggioranza silenziosa, l’ansimante voglia di rivoluzione proletaria di una base sempre più grande - e alimentata dalla sotterranea acquiescenza di tanti politici - rimangono in sottofondo. Anzi no: spariscono. Poi, fine. Stop. Troppo poco, signori, per rendere omaggio alle vittime e giustizia alla storia che ha cambiato la nostra Storia.