«Ma questo non è calcio»

Non c’era il «silenzio assordante», icona fin troppo abusata in questi giorni per fotografare i match a porte chiuse che si sono disputati ieri, ma certamente l’atmosfera che si è respirata allo stadio Atleti Azzurri d’Italia non è stata degna di un palcoscenico di serie A. Spalti deserti, raccattapalle e fotografi, un paio di addetti al campo e i rappresentanti delle forze dell’ordine, in sottofondo le «chiamate» di palla dei giocatori, quasi come si stesse giocando un campo di periferia. Atalanta-Lazio si rispecchia nello zero a zero finale, risultato che intristisce la classifica visti i concomitanti successi dell’Empoli, ora appollaiato al quarto posto, quota 32, e soprattutto del Milan, una lunghezza appena sotto i biancocelesti. Ci si consola con poco: la Lazio divide la posta in palio in casa di una diretta concorrente alla corsa per l’Europa che conta, mantenendo in questa maniera la media inglese e la stessa classifica di 12 mesi fa e sorride perché, a ben osservare, il calendario le mette in fila per le prossime due gare formazioni che non sono certo macchine da guerra, il Torino (da affrontare alle pendici di Monte Mario) e il Cagliari formato Sant’Elia. Antagonisti più che abbordabili se solo non verranno affrontati con la poca spregiudicatezza di ieri, laddove ha prevalso l’aspetto tattico sopra ogni cosa: gioco ristagnante a centrocampo e sporadiche occasioni da rete, appena un paio per Tommaso Rocchi, poi il nulla. E sicuramente s’è visto maggiore entusiasmo fra i 400 fan nerazzurri che si sono dati appuntamento davanti all’ingresso della curva nord e che hanno dato vita ad alcune partitelle.
È stata una partita strana, noiosa e brutta. Parola di Delio Rossi, che ha cercato di giustificare i 90 minuti di noia: «C’è mancato il guizzo giusto per andare in gol», ha sentenziato il tecnico di Rimini, che poi ha rimarcato la necessità della presenza del pubblico sugli spalti: «Questo non è calcio. È qualcosa di soft, non è neanche un allenamento... e anche questo incide sui giocatori, che non sono abituati a giocare senza il pubblico sugli spalti». Insomma, una giustificazione c’è, a questo scialbo risultato di parità. Però va aggiunto che biancocelesti e orobici non è che abbiano fatto qualcosa per ergersi a protagonisti. Comunque, guardando la prestazione sul campo, il signor Rossi ha affermato di aver visto una Lazio «padrona del campo. Loro non sono mai stati pericolosi, ma ci è mancato lo spunto necessario per rompere l’equilibrio. L’Atalanta ha giocato in contropiede, e noi non abbiamo concesso tanto, pur senza costruire molto». Non sprizza felicità da tutti i pori il presidente Lotito, ma poco ci manca: «Noi abbiamo una squadra che può stare alla pari con tutti. Non sempre però il campo è un giudice valido rispetto alla quantità e al volume di gioco che uno esprime». Insomma, per quelli di Formello, stavolta il bicchiere a metà viene visto mezzo pieno. Basta continuare ad ascoltare il patron capitolino per rendersene conto: «Il nostro organico è competitivo, noi abbiamo puntato su una squadra giovane, con un’età medio-bassa. Non a caso ho scelto Delio Rossi perché è un tecnico abituato a fare crescere i giovani. Mi auguro che la squadra combatta con lo stesso furore agonistico mostrato nelle ultime gare, magari con un pizzico di cinismo in più».