Questo Paese è in baliadi scioperi e cortei:ce n'è uno ogni sei ore

Mentre il governo apre il tavolo coi sindacati sulla riforma del lavoro, il Paese rischia di rimanere bloccato. A livello nazionale, nella seconda metà di gennaio, ci saranno 24 scioperi

Scioperano tutti, sempre e comunque. Scioperano i magazzinieri, i ristoratori e il personale del ministero della giustizia. Si ferma la polizia, sciopera la scuola, incrociano le braccia i trasporti, lasciando a piedi mezza Italia. Scioperano pure i tassisti, ultima tra le categorie in odore di lamentela, criticando aspramente la bozza di decreto sulle liberalizzazioni proposta dall'esecutivo.

Viene da chiedersi: ma quanti scioperi ci sono davvero in Italia? Scoprirlo non è neppure troppo difficile. È sufficiente un rapido controllo al sito istituzionale della Commissione di garanzia per rendersi conto della mole imponente di serrate che interessano ogni giorno il Bel Paese. Se si volesse fare una stima, si potrebbe dire che in Italia si incrociano le braccia ogni sei ore, che si parli di scioperi che interessano tutto il Paese o di piccole vertenze locali, del settore pubblico o del privato, di piccole, medie o grandi imprese. In altri termini, ad oggi, nel periodo che va dal 13 al 31 gennaio, sono già stati programmati 77 scioperi.

Se si volessero considerare soltanto gli scioperi che interessano le categorie a livello nazionale? I numeri non scendono. Non di molto comunque. A meno che 24 scioperi in 19 giorni non siano poca cosa. Il periodo considerato è quello che va dal 13 gennaio fino al 31. E il numero di scioperi riscontrati è di "soli" 24: dalla scuola, fino ai trasporti pubblici, passando per Alitalia e ministeri assortiti. 

E il problema fondamentale non è neppure la quantità degli scioperi, ma la scarsa tempestività. Con il decreto legge sulle liberalizzazioni pronto ad essere discusso e sul piatto anche una sostanziale revisione dell'articolo 18, almeno a quando si deduce dalla bozza emersa ieri, che esclude il reintegro al di sotto dei 50 dipendenti in caso di fusione di due aziende di piccole dimensioni, la pletora di scioperi in programma non rappresenta la condizione ideale per una discussione serena.

Dichiarazioni e controreazioni in merito si susseguono da giorni, con i sindacati che, in questo caso sì, mostrano un fronte praticamente compatto, condannando la decisione su un argomento che non è stato mai dibattuto dal governo insieme alle parti sociali. Che l'inserimento del passaggio sull'articolo 18 in bozza fosse una sorta di "sondaggio d'opinione" o piuttosto un voler mettere i bastoni tra le ruote alla fase di consultazione che sta gestendo il ministro Fornero, il risultato non cambia. Troppi scioperi non favoriscono un clima disteso in cui condurre la discussione.