«Con questo piano si mette a tacere la sinistra»

Roma «Con questo parere rispondiamo ai dubbi e ai timori delle famiglie e mettiamo pure fine alle obiezioni strumentali dell’opposizione, in special modo alle accuse mosse da Antonio Di Pietro».
A che cosa si riferisce presidente Aprea?
«Hanno detto che avremmo ridotto l’orario della scuola materna, che avremmo cancellato il tempo pieno alle elementari o che avremmo comunque ridotto il pomeriggio a una sorta di parcheggio per gli alunni senza svolgere attività didattiche. Ora con questo documento riduciamo al silenzio i polemisti di professione».
Ma i tagli ci saranno, no?
«Oggi le risorse non possono più essere distribuite a pioggia. Piacerebbe a tutti non misurarsi con i vincoli di bilancio ma sarebbe da irresponsabili. Non possiamo permetterci di sostenere un sistema dove si immettevano fondi un po’ alla cieca. Le risorse devono arrivare dove servono. E comunque le nostre percentuali restano al di sopra della media europea. Qui si spende troppo e soprattutto si spende male. Per la prima volta abbiamo una grande opportunità e dobbiamo sfruttarla».
Quale?
«In questa legislatura ci sono le condizioni per attuare una riforma complessiva del sistema di istruzione e formazione a partire dalla materna per finire ai dottorati di ricerca. Si sono accavallati negli anni tanti provvedimenti e si terrà conto di tutti i contributi sia le proposte fatte all’epoca dal ministro, Letizia Moratti, sia quelle del centrosinistra avanzate da Giuseppe Fioroni, mi riferisco in particolare alla parte relativa all’istruzione tecnico-professionale. Ora è possibile procedere a una armonizzazione in modo da fare sistema».
La preoccupazione è che la necessità di risparmiare comporti una dequalificazione del sistema di istruzione pubblico.
«Non sarà così. Anzi grazie alla riduzione degli sprechi raggiungeremo l’obbiettivo di una qualità diffusa, capillare. Occorre rimodulare la spesa, riqualificandola. La bassa collocazione della nostra scuola nelle graduatorie internazionali dimostra quanto sia ancora troppo autoreferenziale e quanto ignori i bisogni delle famiglie e del tessuto produttivo».
La via d’uscita?
«La strada è quella già intrapresa. Quella di una modernizzazione attraverso il potenziamento dell’autonomia delle istituzioni educative. Seguiamo il modello di un’organizzazione che motiva i propri docenti, semplifica e personalizza i percorsi e si apre a nuove forme di valutazione delle competenze, insegnate e apprese».
I risparmi derivanti dai tagli agli sprechi come verranno reinvestiti?
«Deve aumentare la quota destinata al sistema di istruzione, quella fino a ora prevista è del 30 per cento. Vorremmo evitare poi che i tagli “lineari” colpiscano il sistema di finanziamento delle scuole paritarie. Puntiamo alla realizzazione di una effettiva parità per una libera scelta delle famiglie».
Rispetto ai provvedimenti del governo i sindacati hanno alzato le barricate. Mentre sul fronte universitario la tensione si è allentata su quello scolastico resta alta.
«Chi strumentalizza la scelta del cambiamento si assume la responsabilità dell’immobilismo nei processi educativi. Non ci faremo condizionare dalla prova muscolare del 30 ottobre, lo sciopero generale, e andremo avanti».