«Questo è un sindacato di vecchi burocrati»

Valerio Bondi a 32 anni guida 15mila tute blu: «Siamo percepiti come una casta perché ci sono troppe incrostazioni e posizioni di rendita»

da Milano

In mezzo a dirigenti sindacali ampiamente sopra la cinquantina Valerio Bondi è una mosca bianca. A 32 anni guida la Fiom di Reggio Emilia, cioè più o meno un esercito di 5mila tute blu, la quinta sezione in Italia. È uno dei giovani emergenti, quella generazione under 35 che Guglielmo Epifani vuole portare nelle segrete stanze della Cgil, riservando a loro almeno il 20% delle cariche dirigenziali nei prossimi mesi. «Ma ho qualche dubbio che i problemi del sindacato si risolvano con le quote ai giovani... ».
Che problemi?
«Non voglio dare colpe a nessuno, ma penso che in questo momento il sindacato stia attraversando una crisi profonda».
Perché crisi?
«C’è un problema di legittimità molto alto nel rapporto con i lavoratori. Spesso il sindacalista è assimilato a un politico, una sorta di emanazione pubblica, ma non dovrebbe essere così. C’è anche molta vulgata negativa sui sindacalisti, ma questo elemento c’è sicuramente. Bisogna tornare a stare in mezzo alla gente, nelle fabbriche, altrimenti rischi di sembrare molto distante».
Per questo qualcuno vi descrive come una casta.
«Su questo non sono d’accordo, basterebbe guardare i nostri stipendi per smontare il mito di una casta. Certo, alcuni atteggiamenti burocratici favoriscono questa percezione, in alcuni rituali e forme del sindacato c’è una incrostazione burocratica, ci sono posizioni di rendita».
Forse c’entra anche il fatto che quello del sindacalista in Italia è un lavoro vero e proprio.
«Prendiamo il mio caso: lavoro a tempo pieno per la Fiom, come segretario generale a Reggio Emilia, ma il mio stipendio sa di quanto è? 1.500 euro netti al mese, e lavoro circa 10 ore al giorno. Voglio dire, tra la condizione mia e la condizione di un impiegato di medio livello non mi sembra ci sia una grande differenza».
E un sindacalista al massimo della carriera?
«Immagino non molto di più. Quanto guadagni Epifani non lo so, ma un componente della segreteria nazionale penso prenda circa 1.900-2.000 euro. Non mi sembrano proprio stipendi da casta. Ma il punto è che il sindacato deve recuperare la capacità di stare in mezzo ai casini, tra i lavoratori, come faccio io ogni giorno».
Sarà così il sindacato dei nuovi Epifani under 35?
«I giovani sindacalisti che conosco lavorano così, in mezzo ai luoghi di lavoro, dentro i problemi. Perché questo è anche l’unico modo per dialogare con il mondo giovanile, una sfida essenziale per il sindacato».
Per questo ci saranno le quote giovanili nella Cgil?
«Ma sinceramente la questione delle quote mi sembra fuorviante. Il problema non è inserire i giovani nei posti di comando, che è un normale ricambio generazionale, ma trovare il modo per rapportarsi con il mondo giovanile. L’alleanza da fare è con le università, il mondo della cultura».
Come fa un giovane a fare carriera nel sindacato?
«Parlo della mia esperienza. Non ho iniziato nella Fiom, e nemmeno vengo da una fabbrica, non ho lavorato un giorno in fabbrica anche se la mia famiglia è di operai metalmeccanici. Negli anni dell’università ho cominciato a occuparmi di precari. Quello è stato un bel banco di prova per sperimentare cosa vuol dire essere da soli. Poi, alla distinzione tra giovani e vecchi in questo caso ci credo poco».
La Cgil e la Fiom sono i «partiti del no»?.
«Non credo che il sindacato e la Cgil in particolare siano il partito del no. Noi a Reggio Emilia facciamo centinaia di accordi, sono pronto a qualsiasi discussione con gli esponenti di Confindustria per dimostrare che non abbiamo pregiudizi ideologici. È chiaro che su certe proposte, come la contrattazione individuale, la libertà di licenziamento, non capisco come il sindacato possa dire di sì».
Però per esempio Cisl e Uil sono più disponibili al dialogo sulla questione flessibilità.
«Questo è un problema grosso. Trovo si stia spingendo troppo sul terreno dell’unità sindacale mentre ci sono cose che ci hanno diviso profondamente negli ultimi anni e sarebbe molto meglio approfondire».