Il questore Indolfi: "Milano ha gli anticorpi contro le crisi"

Dopo quattro anni il questore lascia la città. Il suo è un consuntivo in
chiaroscuro tra la soddisfazione di aver contribuito alla riduzione dei
reati e il rimpianto per non aver risolto il problema Triboniano

"Tutto quel che accade a Milano assume dimensioni macroscopiche, un’importanza nazionale e talvolta anche internazionale persino quando, alla fine dei conti, non è poi gran cosa. Sapevo che sarebbe stato così, me l’avevano detto. Ma i primi tempi non è stato semplice: sono diventato questore di questa città il 30 dicembre 2004 e il 1°gennaio 2005 già stavo partecipando al mio primo Comitato per l’ordine e la sicurezza in prefettura...E vabbè!".
Nella stanza del questore Vincenzo Indolfi in partenza per Roma ci sono 15 scatoloni e l’atmosfera dell’addio imminente che ci sarà ufficialmente il 1° novembre quando al suo posto - è stato nominato prefetto con funzione di ispettore generale al Viminale - arriverà Alessandro Marangoni, attualmente al vertice della polizia di Palermo. Sessantaquattro anni, pacioso, tranquillo, accomodante, Indolfi ha tutte le caratteristiche del mediatore, il ruolo riuscitogli meglio in questi anni di permanenza a Milano e sicuramente accentuato e favorito dalla sua napoletanità che, è evidente, gli fa vedere prevalentemente il bicchiere mezzo pieno.
Insomma: i milanesi sarebbero dei gran rompiscatole?
"Tutt’altro. Hanno grande senso civico e grande coscienza critica, ma soprattutto capacità di ragionare, quindi di lamentarsi e di pretendere che i problemi vengano risolti. Non si adagiano".
Ma?
"Nessun ma. Milano ha tutti i problemi di una metropoli. Ma anche tutti gli anticorpi per superarli".
Lei come pensa di aver contribuito in questo?
"Io? Io personalmente non ho fatto nulla. Insieme a tutte le altre forze dell’ordine e alle istituzioni - Comune in testa - e grazie a collaboratori di altissimo livello, abbiamo parlato, discusso, cercato di risolvere i problemi di questa città. E nella maggior parte dei casi, sempre tutti insieme, ce l’abbiamo fatta. Ecco...Vede? Ieri il sindaco mi ha ringraziato per come abbiamo gestito lo sgombero di via Savona...E questo è solo il caso più recente: se lo ricorda quando abbiamo sgomberato la Stecca?".
Purtroppo, però, la gente non sempre è dalla vostra parte. Si chiede, ad esempio, perché vengano utilizzati 340 poliziotti per un manipolo di giovani dei centri sociali arroccati sui tetti, perché si sia bloccata la circolazione in mezza città, perché evitate le azioni di forza...
"La polizia deve gestire l’ordine pubblico, limitando il più possibile i danni. Fare la guerra è la cosa più facile. Il difficile è risolvere i problemi concretamente cercando di creare meno caos possibile. Lo sa che la stessa gente del quartiere che ci chiedeva di sgombrare lo stabile di via Savona è andata poi, da un palazzo attiguo, a rifocillare quei ragazzi sui tetti?".
E la microcriminalità? I reati sono calati secondo le vostre statistiche, ma la percezione di paura della gente secondo lei si è attenuata? Soprattutto dopo fatti come il ferimento del tassista...
"Tra il 2008 e il 2009 i reati sono diminuiti del 20 per cento, la tendenza si attesta anche nel 2010: siamo già a quota -12 per cento. Abbiamo gestito i fatti di via Padova, fatto grossi arresti di personaggi di spicco della criminalità organizzata (basti pensare a Gaetano Fidanzati e ai Matranga), arrestato dei brigatisti e dei terroristi islamici. Sì, quando sono arrivato qui c’era l’incubo della microcriminalità, c’era bisogno di una risposta efficace e soprattutto veloce. Per questo ho creato la sezione della squadra mobile che si occupa di criminalità diffusa: ragazzi che, per strada, ogni notte, facevano anche 12-15 arresti, perlopiù di spacciatori: le 17 camere di sicurezza della questura erano sempre piene. Un modello che ha funzionato ed è stato esportato in altre questure: la delittuosità si è calmata. Non dimentichiamo che abbiamo anche aperto due nuovi commissariati (Villa S. Giovanni e Lorenteggio), portato un posto di polizia all’ospedale Sacco, regolarizzato 1.074.899 stranieri dal 2003 ad oggi e triplicato i regolari negli ultimi tre anni, facendoli passare da 176mila a 370mila. Il tassista? Milano non è città da zone franche, dove non si può entrare...C’è qualche palazzo, qualche famiglia, qualche caso...".
E la vicenda Tartaglia?
"Tra settembre e dicembre scorsi la tensione sociale era palpabile: fabbriche che chiudevano, i tagli della Finanziaria, il No Berlusconi day, la riforma Gelmini..Si era creato un particolare humus, capisce? Qualcuno che ha esagerato c’è stato. Ma si trattava di uno squilibrato. E, comunque, subito dopo la tensione è calata".
Quindi non ha nessun rimpianto signor questore? Non lascia niente di irrisolto?
"Non abbiamo ancora sgomberato Triboniano. Ma anche quello, si farà".