Il questore Scarpis: «Controlli massicci per stazioni, mezzi e obbiettivi più a rischio. La paura è sciocca, tuttavia dobbiamo rendere la vita difficile ai terroristi» Ferragosto blindato, ma senza dare nell’occhio Il prefetto Ferrante: «La sicurezz

Il colonnello dell’Arma Rizzo: «Ora i cittadini segnalano sospetti o anomalie con maggiore coscienza»

Paola Fucilieri

Vivere senza lasciarsi condizionare dal terrore. Muoversi e viaggiare con la testa libera e lontanissima da immagini di sangue e kamikaze. Proprio l’esatto contrario di quanto sperano le menti del terrorismo islamico. Votate, più che a creare disastro e morte con l’atto dinamitardo in se, ad avvelenare per sempre la nostra preziosa quotidianità, instillandoci un’angoscia sottile ma definitiva. Eppure Milano e i milanesi, più che al Ferragosto «blindato» per l’allarme internazionale attentati, sembrano essersi fatti condizionare - e alla grande - dall’arrivo del sottomarino Toti. Proprio nessuno pensa a questo primo Ferragosto veramente «blindato» della città?
«C’è stata grande attenzione e gioia da parte dei milanesi per l’arrivo del Toti. Segno che, come pensavo, la città continua a vivere l’esistenza di ogni giorno con dinamismo e vivacità» riflette il prefetto Bruno Ferrante che, da sempre, nonostante le sue origini siano da ricercarsi nel Salento, si dichiara «milanese» a tutti gli effetti.
«È chiaro che da parte delle forze dell’ordine durante questo Ferragosto ci sarà un’attenzione ancora maggiore e un impegno molto più intenso rispetto agli anni precedenti - aggiunge Ferrante - ma la città non appare assolutamente “blindata” o “militarizzata”, questo genererebbe solo timori inutili. La massima sicurezza può e deve convivere anche con la massima tranquillità. Per questo la gente continua a usare i mezzi pubblici e partecipa serenamente a tutti gli eventi collettivi. L’obbiettivo di ogni tipo di terrorismo è sempre stato quello di seminare paura e panico latenti. Gli inglesi hanno dato un grande esempio in questo senso, reagendo subito, continuando a vivere senza condizionamenti. E non dandola vinta a chi mira proprio a questo».
Il colonnello Marco Rizzo, che comanda il reparto operativo dei carabinieri a Milano, ha un’idea ben precisa a proposito di città blindata a Ferragosto. «Purtroppo può accadere di tutto e in qualunque momento. Gli obbiettivi dei terroristi cambiano di volta in volta, hanno logiche differenti e sappiamo bene che tutti i servizi di sicurezza del mondo non basterebbero ad arginare la determinazione di chi ha deciso e vuole ad ogni costo fare un attentato - precisa Rizzo - Tuttavia noi abbiamo notato nei cittadini una maggiore coscienza informativa: la gente si rivolge ai nostri uomini con più oculatezza nel segnalare anomalie, come borse o pacchi sospetti».
«Paura? Tutto va a collegarsi per forza al momento dell’evento: i terroristi cercano un palcoscenico internazionale, per questo a Madrid hanno colpito prima delle elezioni e a Londra durante il G8 - insiste il colonnello -. A New York non c’era tensione prima dell’attentato dell’11 settembre 2001, ma non la si percepisce nemmeno ora che è passato tanto tempo; lo stesso vale per Madrid. Come dovrebbero vivere americani e inglesi pensando che a realizzare quegli attentati nelle loro città erano persone che da tempo, a tutti gli effetti, avevano la loro stessa cittadinanza? Figuriamoci Milano! Dove la gente affolla i Navigli ogni sera e sono una marea le famiglie rimaste qui a Ferragosto! Non credo che siamo più nel mirino di Roma o viceversa: chi compie un attentato terroristico guarda più al periodo “storico” e politico che al luogo».
Il questore Paolo Scarpis definisce «sciocca» la paura, ma è «sempre estremamente preoccupato per l’allarme terrorismo».
«Milano non è blindata a Ferragosto ma non lo sarà mai, sia chiaro - precisa il questore -. Certo: gli obbiettivi più esposti, come stazioni, mezzi di trasporto pubblici e altri ancora vanno tenuti sempre d’occhio e, in via preventiva, si deve fare il massimo possibile».
«Sì, lo so cosa si dice - conclude Scarpis -. E cioè che se i terroristi vogliono fare un attentato lo fanno. Tuttavia noi dobbiamo essere certi di limitare con ogni mezzo in nostro possesso le loro opportunità di muoversi e agire. Per avere almeno la sicurezza di non avvantaggiarli mai in alcun modo, rendendogli tutto, al contrario, il più difficile possibile. E ricordiamoci che nei successi dei recenti arresti di terroristi internazionali (la cattura materiale di Osman Rabei, detto Mohamed l'egiziano, considerato la mente dell'attentato a Madrid dell'11 marzo 2004 e tutto il lavoro che sta dietro all’individuazione di Osman Hussain, l’etiope del commando dei falliti attacchi del 21 luglio a Londra e arrestato dai Nocs a Roma, ndr) c’è la mano pesante della Digos di Milano».