«Qui i miei colleghi magistrati boicottano il superprocuratore»

Napoli, parla uno dei 32 Pm che non hanno firmato il documento contro il decreto rifiuti inviato al Csm

da Napoli

Giudice ha letto? Il gip Rosanna Saraceno ha definito nell’ordinanza di custodia cautelare (emessa nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta gestione illecita dei rifiuti in Campania), «frutto di ipertrofia accusatoria» la richiesta (poi rigettata) dei Pm di Napoli, di contestare a 24 dei 25 indagati anche l’associazione per delinquere. «Quanto accaduto significa che, rispetto al risultato che poi si è ottenuto, il dispendio di energie profuso è stato eccessivo».
La riflessione appartiene a uno dei 107 Pm in servizio alla Procura napoletana che, però, preferisce mantenere l’anonimato, per non «litigare con i miei colleghi». Ma sull’ufficio giudiziario, diretto dall’equilibrato Procuratore Giandomenico Lepore, si stanno abbattendo da tre giorni critiche durissime. Critiche bipartisan, provenienti da esponenti di entrambi gli schieramenti politici, di centrodestra e centrosinistra. Critiche, soprattutto, su una presunta giustizia ad orologeria, che sarebbe puntualmente scattata, nel caso dei venticinque eccellenti finiti agli arresti domiciliari (tra questi la ex vice del sottosegretario Guido Bertolaso), con l’accusa di presunti illeciti nello smaltimento dei rifiuti.
«Quando dico che l’impegno profuso è stato troppo elevato rispetto ai risultati ottenuti, faccio riferimento all’eccessivo utilizzo dello strumento delle intercettazioni telefoniche. E, quindi, anche ai relativi costi economici per poterle realizzare», spiega il sostituto. «Ma faccio anche un’altra valutazione: i miei colleghi, nel momento in cui erano al corrente, tramite queste intercettazioni telefoniche, che si commettevano dei reati, avevano l’obbligo di intervenire. Invece, hanno lasciato che trascorressero dei mesi, prima di intervenire. Non hanno impedito il danno ambientale».
Ma altre critiche stanno piovendo sulla Procura napoletana, a seguito di un lungo documento inviato al Csm il giorno successivo alla retata da una larga maggioranza di sostituti (75 su 107, compresi tre procuratori aggiunti). Documento nel quale si contesta il decreto legge numero 90, emanato dal governo Berlusconi, sulla questione della cosiddetta superprocura per i reati ambientali, da istituire in Campania. Il sostituto che ha accettato di commentare gli ultimi accadimenti giudiziari sul tema dei rifiuti sostiene che l’iniziativa dei magistrati, che hanno definito «incostituzionale» il decreto numero 90, «rappresenta un nuovo ostacolo sulla strada della risoluzione del problema dei rifiuti» e che altre volte, in passato, i colleghi erano «intervenuti, bloccando diverse iniziative dei vari governi che si sono succeduti nel corso degli ultimi anni, per risolvere la questione delle montagne di spazzatura nelle strade».
L’allusione è chiara e fa riferimento al «sequestro delle discariche». Sequestri avvenuti in diversi comuni della Campania: Napoli, il Casertano, l’Avellinese. Ma c’è anche un altro motivo, che questo magistrato individua nella guerra al decreto legge numero 90 e cioè il ruolo che il Procuratore di Napoli andrà a rivestire. «Il decreto di governo individua nel Procuratore – spiega - un referente preferenziale, in grado di fornire affidabilità per il controllo sull’operato dei magistrati».
Insomma, si tratterebbe di una sorta di «diffidenza nei confronti del Procuratore, nel momento in cui gli viene affidato questo ruolo».
Ieri, intanto, i primi interrogatori di garanzia, per sette dei 25 indagati. Il gip Rosanna Saraceno ha interrogato i responsabili degli impianti di cdr della Campania. Tutti e sette gli indagati, che si trovano agli arresti domiciliari, avrebbero respinto le accuse. Il 4 giugno toccherà alla ex vice di Bertolaso, Marta Di Gennaro.
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