Qui l’Ucoii tenta il riscatto dopo la crisi

da Civitanova Marche (Macerata)

A Civitanova i musulmani residenti sono poche centinaia e sono quasi tutti impiegati nelle aziende locali, come i calzaturifici o le imprese edili. Soltanto una piccola percentuale dei circa duemila che vivono a Civitanova frequenta uno dei due centri di preghiera. Molti preferiscono passeggiare nella centralissima Piazza XX Settembre, che divide il corso, e integrarsi con il resto della cittadinanza. Dunque, come si giustifica una terza moschea dove dedicarsi ad attività culturali? Anzitutto va ricordato che l’Ucoii è sempre stata ben radicata nelle Marche. Ma quando capitano episodi come quello avvenuto qualche mese fa tutto torna in discussione.
Quando nella parrocchia di Cristo Re un musulmano è entrato rivolgendo insulti ai cattolici e invettive ai fedeli è intervenuto uno degli imam più influenti della comunità islamica marchigiana, Abdellah Labdidi, noto anche per aver intentato una causa contro il vicedirettore del Corriere della Sera Magdi Allam. L’episodio fu stigmatizzato dall’imam come «fatto isolato dovuto alle difficoltà di un singolo». Ma la realtà civitanovese è più complessa: c’è una divisone netta fra la comunità islamica pachistana, che non intende essere rappresentata da nessuno, ma vuole soltanto essere fedele al suo tradizionalismo, e quella maghrebina e siriana, in parte vicina all’Ucoii. I pachistani si ritrovano soprattutto nel centro di preghiera di corso Garibaldi. Anonimo ma frequentato anche da bambini di otto e dieci anni. Con le bambine coperte da foulard che cingono anche le spalle.
Le parole di Labdidi, che dopo l’episodio in chiesa ha evocato la necessità di «puntare sui valori comuni che favoriscono la convivenza», non sono piaciute a tutti. Alcuni hanno smesso di frequentare la sua storica moschea, quella di Fermo. E un nuovo centro faceva comodo per gestire la provincia di Macerata. L’Ucoii ha infatti il suo punto di forza nel triangolo Ancona-Fermo-Macerata, ma oggi si trova a fronteggiare il nuovo corso dell’islam italiano, che ha scelto la via della «Federazione» siglata al ministero dell’Interno nella scorsa legislatura: un cammino guidato dal rispetto della Carta dei Valori. La scelta ha avviato un confronto fra le anime dell’islam italiano con maggiori responsabilità delle associazioni. A fare da garante è il gruppo dirigente della Grande Moschea di Roma, l’unica in Italia ad essere stata riconosciuta dallo Stato. Il suo segretario, Abdellah Redouane, assicura la possibilità di interloquire con gli ambasciatori dei Paesi di cui è espressione. Tra questi non figura la Siria, ma c’è il Marocco. E alcuni marocchini frequentano le moschee gestite dall’Ucoii. La Grande moschea di Roma, con un certo pragmatismo, sta traghettando alcune di queste associazioni marocchine nella Federazione, diffondendo il progetto in ogni angolo d’Italia. Marche comprese. Ecco perché all’Ucoii serve una nuova grande moschea a Civitanova. Per conquistare spazi visibili e poterli rivendicare.