QUI LEGA ROBERTO COTA

RomaOnorevole Cota, come lo spiega la Lega ai suoi elettori che più di mille clandestini stanno uscendo dai centri di identificazione in queste ore?
«Lunedì presentiamo l’emendamento per far rientrare l’estensione del tempo di permanenza nei Cie nel disegno di legge sulla sicurezza in discussione alla Camera».
Cioè tra ventiquattr’ore la norma sui Cie torna in Parlamento?
«Sì, e verrà approvata entro una decina di giorni, ai primi di maggio».
Cosa prevederà l’emendamento?
«Il termine ordinario di sosta nei centri per i clandestini viene fissato in quattro mesi, con la possibilità di estenderli a sei in casi particolari, quando non c’è da parte degli Stati terzi la necessaria collaborazione per l’identificazione».
È una formula più elaborata della precedente?
«Tiene conto fedelmente dello schema della direttiva rimpatri dell’Unione Europea: 12 mesi come tempo di carattere ordinario, estendibile fino a 18 mesi».
Perché in Europa questa norma ha fatto più passi in avanti che in Italia?
«L’ipocrisia è rimasta solo da noi».
Non è stata una forzatura inserirla nel decreto legge antistupri?
«Era logico inserirla nel dl. C’era la necessità e l’urgenza e lo vediamo ora che più di mille clandestini usciranno dai centri. Il 26 aprile sarà il loro giorno della liberazione. Anzi, la liberazione avviene in queste ore, perché il nuovo decreto è già stato pubblicato in Gazzetta ufficiale. C’è bisogno di un tempo più lungo per l’identificazione. Solo che qua in Italia c’è qualcuno che è completamente irresponsabile. Più di mille persone escono dai centri grazie all’indulto Franceschini».
Ma non è solo colpa di Franceschini: avete avuto franchi tiratori anche nella maggioranza.
«L’emendamento era del Pd e dell’Udc e come noto qualcuno nella maggioranza ha fatto il franco tiratore».
Perché?
«Non so se per un buonismo da quattro soldi oppure per superficialità, o perché magari qualcuno pensava di mandare segnali interni al Pdl. Identificare i clandestini non è questione di destra o di sinistra. Nei Paesi europei anche la sinistra si impegna su questo».
Lei è certo che la norma sui clandestini passerà?
«C’è un accordo politico per approvarla. E c’è anche sull’istituzione dei volontari della sicurezza».
L’accordo politico non verte quindi su un baratto: vi «concedono» il referendum elettorale nella data che volete voi e vi tolgono le norme care sull’immigrazione?
«No, nessun baratto con il referendum. C’è un accordo politico. L’emendamento entra subito nel ddl sulla sicurezza».
E se al momento del voto non sarete ancora compatti?
«Non ci devono essere franchi tiratori, perché a questo punto tutti sanno bene che non si scherza col fuoco. Chi lo fa è irresponsabile. Non c’è da scherzare né nella maggioranza, né nell’opposizione».
I mille clandestini liberi potrebbero essere tenuti «sott’occhio» fino all’approvazione della legge?
«Si può fare, ci penserà Maroni, ma è molto difficile. Di fatto sono liberi. L’emendamento è stato presentato per riparare il più possibile a quanto è già avvenuto».