"Qui è più dura che a un talent show"

"Ho debuttato nel 1997 con Mike Bongiorno". favorita: "La vittoria la dedicherei a mia mamma. Mi ha sempre aiutato"

Massì diciamolo: questa volta al Festival le canzoni dei debuttanti sono più belle di quelle di artisti che hanno un nome grosso così. Prendete Arisa o Malika Ayane, due rivelazioni benedette in tempo reale dalla critica. O ecco Karima, un peperino che di cognome fa Ammar, ha 24 anni e provate a chiederle che cosa ha sempre voluto fare: «La cantante, accidenti». Nel 2006 è stata, lei che è una solitaria fuori da ogni competizione, una stella di Amici ma mica è legata a un cliché di musica commerciale come fa comodo pensare. Quest’estate, per esempio, era tutta entusiasta nei camerini (bellissimi) del Summer Festival di Lucca prima del concerto di Leonard Cohen, mica uno che canta roba commerciale alla Beyoncé. E allora che ci fa qui, cara Karima? «Mi sto divertendo ed è quello che ho sempre sognato».
Ma come, lei ha debuttato ad «Amici» di Maria De Filippi.
«No, in realtà io ho debuttato a 12 anni nel 1997 a Bravo bravissimo la trasmissione di Mike Bongiorno in cui cantavo Don’t cry for me Argentina».
Però è stato negli studi di Canale 5 a Cinecittà che ha avuto la sua consacrazione.
«Pensavo che quell’esperienza mi avrebbe aiutato ad affrontare il Festival».
E invece?
«Invece c’è una differenza assoluta, questo palco è mozzafiato e l’emozione è assolutamente più difficile da affrontare. Non me lo sarei mai aspettato e sono felice di avere avuto questa possibilità. Vede? Nella vita bisogna toccare le cose con mano prima di poterle giudicare».
Risultato?
«Ricevo moltissimi messaggi di persone e amici entusiasti di quello che ho fatto qui».
Glieli manda anche Marco Carta, anche lui è sbocciato ad «Amici».
«No. E non ho neanche il suo numero di cellulare».
Giudichi qualcuno degli altri suoi colleghi qui in gara.
«La canzone di Patty Pravo è stellare. Mi piacciono Francesco Renga e pure Povia e Tricarico mi hanno impressionato».
Lei invece è piaciuta molto a Morandi.
«Ma si rende conto che soddisfazione?».
Lo sa che lei qua è una delle favorite?
«Se vincessi, dedicherei tutto a mia mamma. È stata lei a credere in me da subito, mi accompagnava ai primi karaoke in piazza. E non è facile affrontare certe esperienze da soli quando si è appena ragazzini».
Chissà che cosa ha provato vedendola qua.
«Ha visto il mio momento magico».
Dalle recensioni, il suo duetto con Burt Bacharach è stato uno dei migliori di giovedì.
«Lui è un maestro, un autentico maestro da cui si può solo imparare. Ogni sua parola è una nota, ogni cosa che dice è musica vera».
Ma non la spaventano tutti questi applausi?
«No, perché quando ho iniziato c’era gente che non aveva fiducia in me e mi ostacolava».
Per esempio?
«I miei professori delle medie. Dicevano: lascia perdere, non conosci il solfeggio, non è il tuo mestiere. Dopo che ho partecipato al programma di Mike Bongiorno, alcuni di loro mi hanno tolto il saluto. E non mi salutano ancora adesso, una cosa incredibile».
PGior