Qui qualcuno vuole fare il comunista

Dopo Milano anche a Genova salta il monologo del grande cantante. Noi ne pubblichiamo un ampio stralcio. Dalia Gaberscik vuole che lo spettacolo debutti nella città del padre e per questo è disposta anche ad aspettare

Niente leggìo, niente luci, niente pianoforte. Insomma, niente Gaber recitato da Claudio Bisio. Io quella volta lì avevo 25 anni, testo scritto dal grande «cantattore» milanese assieme a Sandro Luporini, per il momento resta lontano dalle scene. La prima rappresentazione, prevista per ieri sera all’Auditorium di Milano, è saltata per sciopero «artistico» dell’attore Claudio Bisio. A catena è stata poi cancellata la seconda serata, prevista per oggi, al teatro Gustavo Modena di Genova.

La Fondazione Gaber, tenendo conto del fatto che si tratta di un testo mai rappresentato, ha deciso di postporre la data genovese, nella speranza di far in modo che la «prima» vada comunque in scena a Milano, la città a cui il grande anarchico del palcoscenico era legatissimo. Come ci spiega sua figlia Dalia: «L’intenzione di mio padre era quella di rappresentare questo lavoro nella stagione teatrale 2000-2001. Purtroppo le sue condizioni di salute non glielo consentirono. Questo testo rappresenta una prima stesura... Un “incompiuto” prima ancora che un “inedito”. Senza fretta e soprattutto senza nessun intento speculativo abbiamo pazientemente atteso che si presentasse l’occasione più propizia per presentarlo al pubblico. Quando Claudio Bisio e Giorgio Gallione hanno dato la loro disponibilità... non abbiamo avuto dubbi che si trattasse della migliore occasione possibile».

Ora però l’occasione è sfumata, e così quei sei monologhi con canzone che un Gaber già malato aveva composto, tra il ’99 e il 2000, senza riuscire a portarli sulle scene o alla radio, sono stati di nuovo bloccati. E forse il Signor G riderebbe, di questo ennesimo sgambetto che chiude il sipario in faccia al suo ultimo sforzo di raccontare con ironia la storia del nostro Paese (un monologo a decennio). Perché la paralisi di uno spettacolo comicamente corrosivo e anarchicamente poetico per sciopero generale sarebbe una geniale trama per uno sketch, se non fosse realtà. Evidentemente, dire che Gaber è un maestro, che aveva ragione «anche quando lo fischiavi» (Bisio dixit) è di sinistra. Non averlo fischiato prima e rendersi conto che boicottarne lo spettacolo in nome di uno sciopero è insensatezza, un’offesa alla cultura e forse anche all’intelligenza, deve essere di destra.

Claudio Bisio forse ci ha provato a trovare una soluzione che, per una volta, non portasse cucita sopra la solita trita etichetta politica. Aveva accettato di andare in scena rifiutando il cachet. Ma ai sindacalisti Cgil del «Piccolo», i quali già avevano ottenuto che lo spettacolo finisse fuori dal loro teatro, questo non è bastato. Hanno insistito a colpi di comunicato, hanno fatto capire che Bisio era «insensibile» alle loro istanze, allo sciopero. Così Bisio che non è Gaber, ma si limita a recitare Gaber, ha deciso di lasciar perdere, di dimenticarsi che «l’appartenenza/ non è un insieme casuale di persone/ non è il consenso a un’apparente aggregazione/ l’appartenenza è avere gli altri dentro di sé». Peccato.

Però, piuttosto che buttarla in polemica è meglio pubblicare in questa pagina, dopo quello di ieri dedicato agli anni Settanta, un altro monologo tratto da Io quella volta lì avevo 25 anni. Anche perché il Signor G non avrebbe amato essere usato come strumento politico e lamentava: «Ma io non sono ancora del regno dei cieli,/ sono troppo invischiato nei vostri sfaceli...». Come dice al Giornale Dalia Gaberscik, rinnovando la sua stima a Claudio Bisio: «Sono certa che insieme troveremo un’altra occasione altrettanto importante per far conoscere anche questa ultima parte della straordinaria opera che mio padre ci ha lasciato e che purtroppo per ora, resta “inedita”».