Qui Samp Una specie di tacchino nello stemma... Noi viviamo blucerchiato

Pensando a un aggettivo per un banchiere, l’ultimo che mi verrebbe in mente è «simpatico». Non perchè ci sia una legge che prescrive che i banchieri debbano essere anticipatici per forza. Ma perchè è gente che ha a che fare con bilanci, numeri, dati, bond e derivati, tutte robe seriosissime - a volte tragiche - che difficilmente fanno emergere la simpatia. Anzi. Insomma, è gente dura che ha quotidianamente a che fare con i mercati internazionali e ragiona su parametri fatti di gergo inglese.
Per Giovanni Berneschi, invece, vale l’esatto opposto. Berneschi è tecnicamente «simpatico» e, da buon banchiere, mette moltissima attenzione ai mercati. Ma a quelli rionali. Con i suoi capelli eternamente arruffati, con il suo gesticolare, con i suoi sbotti, Berneschi è perfetto per piazza Palermo o per i banchi dell’Orientale. Indifferentemente da una parte o dall’altra delle bancherelle. E quando ci mette il carico del dialetto, raggiunge livelli sublimi. La sua forza è il genovese, non l’inglese. E la bandiera della Repubblica scippata dai perfidi britannici c’entra poco con questa storia.
Insomma, Berneschi sembra fatto apposta per smentire il fatto che non si possa abbinare la parola «banchiere» alla parola «simpatico». Soprattutto il presidente della Cassa di Risparmio ha la capacità di parlare il linguaggio del popolo, cosa che ne fa un grandissimo banchiere. Non solo perchè ha saputo preservare la genovesità e la liguritudine della sua banca, sottraendola all’abbraccio dei giganti, delle fusioni e delle incorporazioni. E non solo perchè non ha mai licenziato un solo dipendente, ma anzi - quando c’è stato qualche problema - ha fatto da mediatore fra sindacati e azienda, risolvendolo con umanità. Certo, qualcuno potrebbe obiettare su una parte che si fa anche controparte e sul protagonismo del numero uno di Carige. A cui piacerebbe fare - se non il morto ai funerali, ruolo non ambitissimo - almeno lo sposo ai matrimoni.
La forza del linguaggio è anche la forza nell’affrontare la crisi durissima che stiamo affrontando senza lasciarsi prendere dallo sconforto. Ma anzi aggredendola di petto, irridendo gli economisti che oggi danno lezioni: «Avreste potuto darcele prima, così oggi non saremmo impestati di carta igienica nemmeno riciclabile», splendida descrizione dei derivati. Oppure: «Le banche qui sono sane, ma aggredibili nel momento in cui l’economia reale dovesse andare male. Se ci deprimiamo tutti è finita, andiamo a casa e basta. Serve fiducia. E quello che mi attendo dai provvedimenti del governo è proprio un’iniezione di fiducia».
Non so a voi. Ma a me un banchiere che parla così, piace. Piace molto.