Qui Torre di Babele: ecco chi con una parola può cambiare i destini del mondo

É un esercito poliglotta, conta migliaia di soldati, combatte per l'Onu e per l'Unione Europea. Gli interpreti lottano spesso contro le gaffes dei potenti, lavorano molto ma al cittadino costano poco. E Hollywood li ha esaltati con un film con Nicole Kidman

Kofi Annan li preferiva freddi, senz'anima: «Non possiamo permetterci il rischio di una terza guerra mondiale solo perché una parola è stata capita male». Gli piacevano automatici, metallici «perché le traduzioni umane sono troppo sensibili agli umori e alle ideologie di chi traduce». Essere umani, troppo pericoloso. Sydney Pollack, cioè Hollywood, invece li vede sexy e tenebrosi come Nicole Kidman. Ha scelto lei per dare corpo e anima a Silvia Broome, l'Interpreter, primo film girato nel Palazzo di Vetro, che scopre attraverso un bisbiglio catturato in una conversazione ascoltata per caso che nelle segrete stanze delle Nazioni Unite si sta preparando un attentato per eliminare il capodi stato africano Zuwanie. Finisce bene. O forse no. L'Europa li pretende veloci e spericolati come Valentino Rossi. Tutta colpa dell'allargamento dell'Unione a 25 che ha per forza di cose ridotto il tempo agli interventi dei ministri dei vari paesi. Due minuti a testa non di più. Non l'hanno presa bene, così pur di dire tutto, superfluo compreso, leggono i loro interventi a velocità supersonica, testi lunghi e complessi, che costringono gli interpreti ad acrobazie che tolgono il fiato. E spesso per non dire niente. Nella Torre di Babele si vive così, sempre in corsa con il tempo, attenti a ogni sfumatura, senza mai sprecare una parola perché poi non si sa come va a finire. Da questo esercito di doppiatori multilingue dipende il dialogo tra le civiltà, l'incontro tra mondi diversi, le scelte che cambiano i destini dei popoli. Non è facile farsi capire, specie dove è più comodo fare orecchie da mercante. La maggioranza della truppa lavora per l'Onu o per l'Unione Europea, che è l'unico organismo internazionale a operare in 25 lingue ufficiali con l'aggiunta del gaelico.È una questione di principio, quello che vale dal 1958: vuole che tutte le lingue dei paesi membri siano ufficiali visto che ogni cittadino ha tutto il diritto di comunicare con le istituzioni nella propria lingua. Per questo non si smette mai di parlare. Soltanto in Commissione sono 2.500 i professionisti che traducono leggi, proposte, idee, politiche economiche e opinioni politiche. Quasi 1.700 traduttori e 500 interpreti di ruolo, cui si aggregano circa 300-400 interpreti freelance al giorno. E che producono numeri da far girare la testa: i traduttori garantiscono una media di oltre un milione e 300mila pagine di testo, gli interpreti assicurano più di 11mila giornate di doppiaggio comprese nelle 50-60 riunioni giornaliere in cui è gradita la loro gentile presenza. Nelle sedute del Parlamento di Strasburgo devono sapersi poi muovere tra 380 possibili combinazioni linguistiche, solo le riunioni dei venticinque capi di Stato richiedono la costante presenza di una sessantina di interpreti. A Bruxelles ha sede la Scic, la direzione generale per l'interpretariato, il più grande servizio di interpretazione del mondo, diretto da un italiano Marco Benedetti, 59 anni: è lui che ha dovuto costruire gli ammortizzatori per assorbire l'ingresso in Europa dei nuovi Paesi. Senza contare poi l'aggiornamento. Ogni anno la Commissione organizza più di 900 corsi di lingue, ai quali partecipano più di 13mila funzionari di ogni grado. Chi si ferma è perduto. Ogni parola non va sprecata, per questo il costo è il minimo. Lo Scic e gli altri servizi di interpretazione del Parlamento europeo e della Corte di giustizia costano mezzo euro all'anno per cittadino europeo. Lo Scic si accontenta di 28 centesimi. Ma ogni vocale, ogni consonante, può nascondere una trappola per l'Interpreter.
La prima versione del Trattato di Maastricht per esempio, un documento di 253 pagine di importanza fondamentale per l'Unione europea, appena stampato è stato richiamato da biblioteche e fornitori: a un'attenta revisione si era constatato che il significato del testo aveva spesso significati diversi da lingua a lingua. Con conseguenze che potevano essere catastrofiche. E, tanto per fare un altro esempio, un documento inglese dell'Ue che recitava «airplanes flying by automatic pilot over nuclear power plants» cioè «aeroplani con pilota automatico che sorvolano centrali nucleari» è stato tradotto in francese con «les avions sans pilote qui prennent pour cibles les centrales nucléaires », più o meno «aeroplani senza pilota i cui obiettivi sono le centrali nucleari». Diciamoci la verità, tutto un altro scenario...
Spiegano poi che nella traduzione simultanea è normale perdere per strada il dieci per cento delle informazioni che passano di bocca in bocca e che bisogna sempre aspettarsi, quando una parola ne rincorre un'altra, che almeno il tre per cento del discorso venga in qualche modo distorto anche se hai riflessi veloci e lingua svelta. Ma è solo questo esercito armato di parole che può superare le barriere che dividono i popoli. Perché, come dice Zuwanie alla fine dell'Interpreter, «anche un bisbiglio può essere udito al di sopra degli eserciti quando dice la verità».
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