Quindicenne uccise i genitori: «Incapace di intendere e volere»

Quando il 18 ottobre dello scorso anno uccise i genitori con cinque colpi di pistola, Federico Gavuzzo di 15 anni, era in tale stato di mente da potersi escludere, al momento del fatto, qualsiasi capacità di intendere e di volere. È questo il giudizio espresso, dopo una lunga osservazione, dai professori Uberto Gatti, di Genova, e Giovan Battista Traverso, di Siena, che per incarico del gip del Tribunale dei minori Vittoria Correa hanno studiato il giovane assassino giungendo anche ad una seconda convinzione per quanto si riferisce alla imputabilità del ragazzo. Secondo le conclusioni dei due periti l’infermità di cui ha sempre sofferto Federico, sottoposto per lunghi anni a cure psichiatriche, è di tale gravità che ha impedito il suo normale sviluppo maturativo. In sostanza, alla luce delle indicazioni emerse dall’indagine psichiatrica, il ragazzo che pochi giorni dopo il delitto fu rinchiuso nel carcere minorile di Casal del Marmo, non sarebbe neppure imputabile. Comunque il giudizio definitivo sullo stato di imputabilità del ragazzo dovrà emergere nel corso dell’incidente probatorio che il gip ha fissato per la fine del mese in corso convocando insieme con i suoi periti anche i consulenti del pm Anna Passannanti e della difesa rappresentata dall’avvocato Sandro Vannucci.
Il delitto avvenne il 18 ottobre in via Turati, nei pressi della stazione Termini. Federico sparò contro i genitori Enrico Gavuzzo e Sibille Nerger. L’uomo, benché colpito e ormai in fin di vita, riuscì a chiamare il 118 e a dare l’allarme. Le forze dell’ordine intervennero e riuscirono dopo diverso tempo a convincere il ragazzo, che si era barricato sul terrazzo, ad arrendersi e a consegnare la pistola che ancora impugnava.