Quindici anni fa moriva Bukowski Cronista della vita e degli eccessi

Il 9 marzo del 1994 moriva, stroncato da una leucemia fulminante, Charles Bukowsky, poeta e scrittore maledetto<br />

Milano - Corse di cavalli, scommesse, soldi accartocciati in tasca, posaceneri colmi, sigarette pencolanti, prostitute e bevute epiche. E una macchina da scrivere, per pettinare, organizzare e consegnare pensieri racconti e deliri al lettore. Un mondo visto attraverso il fondo appiccicoso di un bicchiere vuoto, scomposto e scrostato dallo sguardo liquido di Hank. Rabdomantico, ma al tempo stesso nitido e caustico. Sono quindici anni che Bukowski ha smesso di fare tutto questo e poi raccontarcelo, era il 9 marzo del 1994. Un viaggio al termine del lato rancido del sogno americano, costeggiando un mondo di risvegli confusi in letti sconosciuti, visioni psichedeliche senza bisogno della psichedelia, giornate infinite da flaneur disoccupato, corse a bordo di Bmw nere e un carotaggio di umanità sterminata. E poi sesso, tanto sesso, fatto, detto e raccontato. Da vecchio sporcaccione.

Vita on the road A vent'anni, come Dean Moriarty, inizia un grand tour in negativo per gli States passando lungo una lunga serie di lavori saltuari: da New Orleans a San Francisco, a St. Louis, soggiornando in una pensione-bordello di tagliagole filippini, facendo il lavapiatti, il posteggiatore, il facchino, dormendo sulle panchine dei parchi pubblici, e finendo anche in prigione.

Successo a cinquant'anni Il succeso travolgerà "Hank" solo alla fine degli anni sessanta, a quasi cinquant'anni. Bukowski conosce John Martin, manager e appassionato di letteratura, amante delle sua opera al punto da proporgli di lasciare l’impiego che aveva all’ufficio postale per dedicarsi alla scrittura. A finanziarlo sarebbe stato lo stesso Martin, tramite un assegno periodico quale anticipo sui diritti d’autore e impegnandosi a promuovere e a commercializzare le sue opere. Bukowski accetta e da quel momento il suo successo è senza freni: Martin fonda la Black Sparrow Press, ripromettendosi di pubblicare tutte le opere di Bukowski e conquistando l’Europa.

Hamsun e Fante fra i preferiti Anarchico e ribelle, claustrofobico nei confronti di qualunque imballaggio intellettuale, Hank si lascerà influenzare da scrittori scomodi un po fané. In più opere, spuntano qua e là, rimandi, citazioni e ambientazioni alle opere del norvegese Knut Hamsun (Fame e Un vagabondo suono in sordina in particolare). E giù, da Hamsun fino all'amato e ammirato John Fante di Chiedi alla polvere: "Le parole scorrevano con facilità in un flusso ininterrotto. Ognuna aveva la sua energia ed era seguita da una simile… Ecco finalmente uno scrittore che non aveva paura delle emozioni. Ironia e dolore erano intrecciati tra loro con una straordinaria semplicità… Dopo andai alla ricerca di tutte le sue opere, erano dello stesso tipo, scritti con le viscere, con il cuore per il cuore. Fante ha avuto una grande influenza su di me. Era il mio Dio. Poi l’ho conosciuto. Nel suo caso, linguaggio e personalità coincidono: entrambi sono forti, buoni e caldi". 

Fra beat e hippy "Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle". Una vita cesellata come un racconto. Vissuta come un libro e scomposta come una pagina bianca sporcata da una manciata di caratteri. Un poeta maledetto made in Usa, pronto a surfare l'onda acida del sogno americano, fra hippy, beat e contestatori. Un viaggio di libertà ed evasione. Quando anche gli Stati Uniti riscoprono il loro poeta maledetto inizia il periodo dei reading poetici, odiati profondamente da Bukowski, ma causa del suo incontro nel 1976 con Linda Lee, l’unica donna capace di placare il suo impulso autodistruttivo e sua sposa nel 1985.

Il conto di una vita di eccessi arriva a 73 anni Gli ultimi anni di vita li trascorre in grande serenità spirituale ed economica. Il vecchio Hank, diventa un guru che catalizza giovani, scrittori, poeti e cantanti. Un vecchio saggio, un mito che finisce sugli armadi dei ragazzini, nell'inferno dei poeti maledetti. La solita noia del successo. Morirà di leucemia fulminante il 9 marzo 1994 nell'ospedale di San Pedro in California, all’età di 73 anni, poco dopo aver terminato il suo ultimo romanzo, "Pulp". Tra le sue ultime parole, diventate celebri, ha detto alla morte: "Ti ho dato tante di quelle occasioni che avresti dovuto portarmi via parecchio tempo fa. Vorrei essere sepolto vicino all’ippodromo... per sentire la volata sulla dirittura d’arrivo".