Quindici minuti di insulti fanno scappare Testa

(...) un manuale di propaganda» sono solo alcuni degli strali lanciati dai giovani contestatori.
Urla che non solo non permettono ai relatori di proseguire l’incontro, ma addirittura fanno scappare alcune delle persone intervenute . Il moderatore dell’incontro prova con insistenza a fare desistere il gruppetto di giovanotti, offrendo loro il microfono per spiegare pubblicamente i motivi che gli hanno portati a tentare di bloccare l’incontro. Ma senza alcuna fortuna visto che i 25 esasperati dal libro hanno proseguito nell’insulto libero fino a quando lo stesso autore, arrivato al quarto d’ora di parolaccia libera nei suoi confronti, ha scelto di chiudere il suo personal computer portatile, alzare i tacchi e lasciare la biblioteca incredulo per l’episodio.
Insulti liberi all’interno dell’aula di una biblioteca, con una platea fatta non certo di facinorosi, solo curiosi di ascoltare e confrontarsi. E ancora una volta hanno vinto i pacifisti violenti che annientano ogni manifestazione che possa contrastare il loro pensiero, considerato verità assoluta. A Genova è una costante e ne sanno qualcosa molti esponenti politici lontani dalla sinistra: dai gavettoni carichi di pipì e le uova marce lanciati sulla testa di Gianni Plinio e Matteo Rosso del Pdl che chiedevano i militari a presidio del centro storico, alle tante manifestazioni della Lega Nord condita con badilate di sterco ammucchiate sull’entrata della loro sede al Lagaccio. Stesso quartiere nel quale i centri sociali si divertono a boicottare ogni manifestazione del comitato del Centro Est, cittadini svincolati da ogni legame partitico che contestano una scelta imposta dall’amministrazione comunale: pensare che sono loro che vengono definiti «violenti» dal sindaco di Genova Marta Vincenzi. Ma chi lancia sacchi di pipì e spacca a pallonate gli occhiali di consiglieri municipali dell’opposizione, quello è tollerato e legittimo dal sindaco che anche ieri non ha espresso nessuna solidarietà all’ex deputato del suo ex partito. Anche a Chicco Testa, come a tutti quelli che esprimono un parere che si discosta dal pensiero di quei pochi, è toccata la stessa sorte. Dover fuggire senza poter esprimersi. E li chiamano pacifisti...