Quindici persone indagate poi i sospetti sull’ingegnere

Sposato, una figlia, specializzato in elettronica si è sempre dichiarato innocente

Sono oltre 15 le persone indagate dai pubblici ministeri di Venezia e Trieste, ma negli ultimi mesi l’attenzione degli inquirenti si è concentrata tutta su di lui. Del resto, a prima vista il quarantanovenne Elvo Zornitta appare il colpevole ideale. Vive ad Azzano Decimo, presso Pordenone, cioè nel cuore del territori dove Unabomber ha sempre colpito (a cavallo tra Veneto orientale e Friuli); abita poco lontano dall’ipermercato dove sarebbero state comprate le forbici incriminate e dove il dinamitardo pazzo colpì nel 2002; ha la passione per armi, esplosivi ed elettronica (studiata al Politecnico di Torino); ha lavorato quattro anni alla Oto Melara, una delle maggiori fabbriche italiane di armamenti; gli piace il fai-da-te e in casa sua sono stati sequestrati un centinaio di oggetti (fili, tubi, gusci di plastica di ovetti a sorpresa, lamierini, pennarelli, fialette, cacciaviti di precisione e altro) compatibili con gli strumenti utilizzati da Unabomber per seminare terrore.
Sposato, una figlia, l’ingegnere elettronico nato nel Bellunese ma residente da anni nel Friuli occidentale si proclama innocente. Da quando è sotto inchiesta (settembre 2004) ha alibi di ferro per ognuna delle cinque successive azioni di Unabomber. Ha subito tre perquisizioni e si è sempre messo a disposizione degli inquirenti. I suoi avvocati, Paolo Dell’Agnolo e Maurizio Paniz, ripetono che è lui la prima vittima del bombarolo folle e che il clamore suscitato dalle indagini è una persecuzione che gli ha reso la vita impossibile. Le ipotesi di reato a suo carico sono lesioni personali continuate, fabbricazione detenzione e porto di ordigni per finalità di terrorismo. Secondo gli inquirenti, ci sarebbero elementi per collegare l’ingegnere a tutti i 34 ordigni riconducibili a Unabomber.