Quinto arresto per il caos: devastatori tutti clandestini

Fermato dai carabinieri un altro responsabile delle violenze: un egiziano senza documenti. È uscito dal Cie di via Corelli

L’anno scorso, era stato fermato come clandestino ed era rimato chiuso nel Cie di via Corelli per quarantotto giorni, senza che si riuscisse ad espellerlo dall’Italia. Sabato scorso era alla testa della rivolta di viale Padova, dove è stato immortalato a ripetizione mentre ribaltava auto e sfasciava vetrine. Ieri mattina, era tranquillamente parcheggiato davanti ad un bar di via Arquà, la strada dove hanno il loro quartier generale molti dei partecipanti alla guerriglia. E lì, davanti al bar, lo hanno fermato i carabinieri del Nucleo Informativo, che fin dal giorno precedente il loro comandante Andrea Chittaro aveva mandato a setacciare la zona con in mano le immagini scattate durante i disordini dai loro colleghi della Scientifica.
L’egiziano fermato ieri mattina ha 21 anni, nessun permesso di soggiorno, nessun documento, nessuna attività lavorativa ufficialmente nota. Un pedigree praticamente identico a quelli degli altri quattro connazionali arrestati in diretta nel corso degli scontri, e che questa mattina alle 13 compariranno davanti al giudice preliminare Maria Grazia Domanico per la convalida dei loro arresti. Tutti clandestini, tutti privi di un lavoro regolare. L’accusa nei loro confronti è di devastazione. É una accusa assai pesante, per la quale il codice prevede pene tra gli otto e i quindici anni di carcere. E d’altronde a testimoniare della gravità che la Procura attribuisce a quanto accaduto sabato notte c’è anche la decisione dei vertici dell’ufficio di assegnare l’inchiesta al pool antiterrorismo, dove il fascicolo è gestito direttamente dal procuratore aggiunto Armando Spataro e dal pubblico ministero Elio Ramondini.
Chi ha potuto vedere le immagini scattate sabato sera, è rimasto colpito dalla loro nitidezza: nessun volto travisato come accade di solito nelle manifestazioni di piazza, violenze a viso scoperto come se l’impunità fosse scontata. Ma significativo, una volta catalogate e confrontati le decine di scatti, è il fatto che in numerosi di essi ricorressero spesso gli stessi volti, come se la guida delle violenze fosse stata assunta da un gruppo ristretto di persone. Non è, di per sè, un elemento sufficiente a smentire la spontaneità della rivolta. Ma l’ipotesi su cui Digos e Nucleo informativo stanno lavorando in queste ore è che la serataccia di via Padova sia stata cavalcata e indirizzata da una struttura organizzata, decisa a fomentare la rabbia esplosa dopo l’uccisione di Abdel Aziz el Sayed Abdou da parte di un sudamericano ancora senza volto.