Quinto, blitz ai giardini per fermare il cemento

Vista dall'alto, la lunga fila di pitosfori che circonda piazzale Rusca sembra quasi proteggere i giardinetti di Quinto dallo scirocco e dalle mareggiate: 206 esemplari di «Pittosporum tobira» che i volontari delle associazioni ambientaliste, quelli del circolo Nuova Ecologia di Legambiente e i comitati di cittadini del Levante hanno contato uno ad uno insieme alla schiera di lecci, pini marittimi e oleandri che punteggiano il piazzale di Quinto. «Un balcone unico sul mare, purtroppo a rischio di cementificazione», avverte a nome di tutti Ester Quadri.
Il pericolo è sempre quello di vedere costruire un parcheggio sotto i giardini intitolati alla memoria del tenente Giuseppe Rusca. Se ne era già discusso alcuni anni fa, ma una sollevazione popolare alla fine mandò all'aria il progetto di un parking interrato e relativa piscina. «Questa volta abbiamo deciso di giocare d'anticipo chiedendo subito una variante al Puc, affinché piazzale Rusca per la sua rilevanza paesaggistica, culturale, botanica e sociale sia considerata inedificabile», incalza Andrea Agostini presidente del circolo Nuova Ecologia di Legambiente. La stessa strategia verrà adottata nelle prossime settimane per piazza Bonavino a Pegli, piazza Peragallo a Sampierdarena e piazza Paolo da Novi alla Foce. Ieri era il turno di Quinto. Trenta volontari hanno ripercorso la storia di piazzale Rusca attingendo fotografie e immagini dall'archivio del Comune. «Dell'antico parco, ombreggiato da pini e aiuole, oggi residua solo una parte che non vorremmo fosse distrutta», ammonisce Ester Quadri.
All'interno dei giardini Legambiente e i comitati del Levante hanno contato 206 pitosfori, 83 pini marittimi, 24 oleandri, 16 lecci, 10 carrubi e persino 5 eucaliptus originari dell'Australia e della Nuova Zelanda. Ma ci sono anche esemplari di chamaerops humilis - ossia la palma di San Pietro, di phoenix canariensis provenienti dalle isole Canarie, di tamerici e pini d'Aleppo. Dalla parte del mare domina la chioma dei pitosfori, proprio laddove qualcuno avrebbe voluto costruire una piscina, fumo negli occhi per gli abituali visitatori del parco. Dall'altro lato - quello degli scivoli e dei giochi per i bambini - svettano lecci e pini marittimi. Un piccolo Paradiso insomma per chi frequenta Quinto. Da difendere con le unghie e con i denti. «Qui un parcheggio non avrebbe senso - spiega Marcello Mantovani - perché si tratta dell'unica area verde in tutto il quartiere. Mentre potrebbe tranquillamente essere costruito nei pressi della stazione». Ma il sogno nel cassetto dei cittadini è un altro: la passeggiata a mare con pista ciclabile per collegare i giardinetti di Quinto al porticciolo di Nervi. «Questo, e non quello di cemento sarebbe il vero quartiere azzurro», recitava ieri un volantino.