Quinto incendio doloso a San Siro

Piccoli roghi, fatti da una mano dilettante, che per ora hanno provocato solo danneggiamenti lievi, ma il loro numero e la rapida sequenza, cinque in dieci giorni sempre alla chiesa di San Siro, uno dei principali centri di aiuto a Genova, hanno suscitato l’attenzione anche da parte del questore Salvatore Presenti, che ha interessato la squadra mobile delle indagini. Al momento si esclude il movente politico e religioso, si pensa piuttosto a un balordo che frequenta la chiesa e conosce bene gli ambienti. Ma don Luigi Traverso, che ogni mattina apre le porte della sua chiesa ai più bisognosi, non riesce a trovare una spiegazione.
L’ultimo incendio risale a ieri mattina intorno alle 8.10, quando a dare l'allarme ai vigili del fuoco è stato un commerciante di vernici che ha il magazzino dietro la stanza del chiostro dove è stato appiccato il rogo. Secondo quanto ricostruito, l'incendiario ha approfittato del fatto che la finestra del locale era rimasta aperta per lanciare all'interno uno straccio incendiato che è caduto sopra un tavolo bruciando alcuni libri e quaderni. L'immediato arrivo dei vigili del fuoco ha impedito il propagarsi del rogo. Anche la mattina prima alle 9.30 il tempestivo intervento dei vigili del fuoco aveva limitato i danni del rogo che aveva preso avvio da un armadio, nel salone parrocchiale. Gli altri roghi si erano verificati il 19 settembre quando attraverso una finestra aperta era stato appiccato il fuoco in una stanzetta alle spalle del coro ed il 15 settembre, quando in due momenti distinti erano andate in fumo le tendine del centro di ascolto, e un sacco pieno di vestiti per la beneficenza.
Un altro incendio era divampato a San Siro una notte del luglio 2004, quando erano bruciate le scale interne, in quel caso si pensò a un malfunzionamento dell'impianto elettrico, «anche se mi sembrò una possibilità poco probabile», ha detto don Traverso, che anche oggi non riesce «a trovare una spiegazione per quanto sta accadendo»: «Ho detto alle persone che assisto che non posso più accoglierli. Loro si sono sentiti colpiti ingiustamente e si sono impegnati a darmi una mano a trovare l’autore di questi atti. Io non voglio rendere questa chiesa un bunker ma se si continua così non credo si possa fare altrimenti». «Ho sempre voluto tenere aperta la parrocchia ai poveri e per questo sono stato spesso rimproverato dalla gente, perché qui arrivano drogati, alcolizzati, clandestini. Non so se a compiere questi atti, che penso siano dimostrativi, possa essere uno squilibrato che si muove in mezzo a queste persone oppure qualcuno infastidito da queste presenze» spiega.
Il prete l’8 ottobre scorso fu vittima di un’aggressione a scopo di rapina e venne ricoverato in prognosi riservata per le gravi ferite. Per quell’episodio fu arrestato un clandestino romeno. Ma secondo don Traverso tra quella vicenda e gli atti di questi giorni non c’è alcuna attinenza e a pensarlo sono anche gli investigatori.