Quinto, viaggio in un cimitero dimenticato

(...) privata delimitata da una sbarra -, insomma è subito chiara la difficoltà nel raggiungere questo cimitero, dimenticato da tutti. E questo è soltanto un assaggio di ciò che si incontra varcando il cancello di ingresso. Vecchie lapidi in marmo distrutte, spezzate in due; rottami di ferro; le cornici perimetrali in marmo che delimitano le aree dei campi comuni, spaccate; terreno sconnesso; scale abbandonate a ridosso delle tombe; paletti di ferro arrugginiti e filo di ferro a dondolare nel vuoto. Insomma c'è di tutto e soprattutto non c'è mai nessuno. Custodi comunali compresi.
E pensare che qui riposano 1400 anime, molte delle quali ex capitani marittimi che hanno servito l'onore della patria. Nei cinque campi un unico comune denominatore: l'erba alta a sovrastare le scritte delle lapidi, e le radici degli alberi cresciute indisturbate tra le stesse lapidi. E c'è ancora qualcuno - tra gli addetti ai lavori -, che ha il coraggio di definire il cimitero di Quinto un piccolo gioiello in stile liberty. Quel qualcuno, probabilmente non passa di quà, da un bel pezzo.
E siccome il peggio non hai mai fine - massima che si sposa bene con lo stato di abbandono del cimitero -, basta dare un'occhiata al muro di cinta, per rendersi conto di quanti danni hanno fatto nel tempo le infiltrazioni dell'acqua e la poca manutenzione. La porta semiaperta di una micro stanzetta (probabile ripostiglio dei custodi) nasconde utensili, scope e raccoglitori in disuso probabilmente da anni. I gradini che conducono alle cappelle di famiglia e ai colombari sono pericolanti e tra le insidie dell'erba incolta c'è anche la possibilità di inciampare e cadere. Per non parlare poi del rischio di insetti (e altro) nascosti tra gli arbusti.
Chiaramente la speranza di trovare qualche custode nelle giornate di apertura (giovedì dalle 7.30 alle 16 e domenica dalle 7 alle 13) è pressoché vana. Ma davanti a tanta incuria, gli addetti dei servizi cimiteriali si giustificano e liquidano la questione rapidamente: «Siamo in pochi, dobbiamo ruotare e lavorare in cinque cimiteri del levante, e dare supporto anche fuori della nostra zona. Il cimitero è chiaramente molto carente, ma è anche vero che in questo luogo, come nel cimitero di Nervi 1 esattamente in via Donato Somma, non si riesuma più. Non ci sono più campi comuni e colombari, ma solo sepolture private. Quello che c'è, resta. Insomma quasi un monumento storico. Qui ci sono persone seppellite del 1800, cosa possiamo fare? Spetterebbe ai parenti anche lontani cercare di mettere un po' di ordine. Invece...».
Invece c'è da stare attenti nel dichiarare il cimitero di Quinto come monumento storico, perché ben altra cosa vuol dire monumento storico. E poi, a ben guardare ci si accorge anche del fatto che qualche lapide porta date anche abbastanza recenti. Indice dunque che qui la gente ancora lo considera un luogo di sepoltura. E forse sarebbe il caso che anche l'amministrazione comunale se ne accorgesse.