Le équipe cardiologiche diventano «ambulanti»

Marisa de Moliner

Le équipe cardiologiche a Milano diventeranno «ambulanti». All' inizio succederà al Sacco e al Fatebenefratelli di Milano: dal primo dicembre, per assicurare 24 ore su 24 a chi è colpito da infarto o da crisi coronariche, la possibilità di fare un'angiografia o una coronografia in modo tempestivo, saranno le squadre mediche a spostarsi da un ospedale all'altro e non più i pazienti come succede ora.
«Oggi infatti ogni ospedale assicura la presenza del personale specialistico per un numero fisso di ore al giorno. Al di fuori di quelle (soprattutto la notte), i pazienti vengono spostati nei centri dove il personale ha la reperibilità 24 ore al giorno, cioè al Niguarda e al Sacco. Questo esperimento supera i problemi attuali, creando un pool unico di medici che si allargherà anche ad altri ospedali» ha spiegato ieri Maurizio Viecca, direttore di Cardiologia del Sacco, all'inaugurazione del laboratorio di emodinamica interventistica vascolare dell'ospedale Fatebenefratelli.
Di questa nuova struttura, collocata sopra il pronto soccorso della struttura di corso di Porta Nuova, ce n'era proprio bisogno. Il perchè lo spiega il primario della divisione di cardiologia Bruno Brusoni. «A Milano ne esistono altre, è vero e nei principali ospedali. Tuttavia sono tutte collocate nella cintura esterna seppure a queste si aggiungano le tre nell'hinterland (al Policlinico di San Donato, al San Raffaele di Segrate e all’Humanitas di Rozzano). Il centro però, se si eccettua quella del Policlinico, ne era quasi sprovvisto. E risparmiare tempo, quando si parla di salute, può essere vitale. Basta tener presente che la maggiore mortalità per la cosiddetta "sindrome coronarica acuta" si verifica entro un'ora dalla comparsa dei sintomi tanto che, in quei casi, chi raggiunge l'ospedale, può considerarsi un sopravvissuto. Anche solo pochi minuti d'anticipo delle cure possono salvare dalla necrosi, cioè dalla morte, milioni di cellule miocardiche e molti grammi di cuore ed essere in tal modo prognosticamente determinanti».
Ed è quanto può accadere al Fatebenefratelli che, dotato di un pronto soccorso che accoglie 100mila pazienti l'anno, è situato nel cuore di Milano, a pochi passi da piazza del Duomo e dalla stazione Centrale, vicino ai grandi alberghi. E l'utilità della nuova struttura del Fatebenefratelli è confermata anche dai numeri. Inaugurata ufficialmente ieri è attiva però già dal 12 luglio: in questo periodo sono state effettuate 180 procedure, 140 coronarografie o angiografie periferiche, 54 angioplastiche (di cui venti casi con Sindrome coronarica acuta in atto) 5 angioplastiche non coronariche, un'embolizzazione di un'arteria renale in un paziente traumatizzato con un'emorragia in atto che sarebbe andato incontro a una nefrectomia e una valvuloplastica mitralica. «Un intervento, quest'ultimo - conclude Brusoni - che in Italia viene effettuato in pochissimi centri. Ed evita, dilatando con un catetere e un palloncino la valvola mitrale, l'intervento chirurgico a torace aperto che può essere sgradito anche perché lascia una cicatrice che non si può cancellare».