Il Quirinale chiede «responsabilità a tutti». Bertinotti in difficoltà: «Accolgo l’invito, ci sia però lo spazio per esprimere critiche». Rifondazione difende i movimenti Ciampi: tregua olimpica. Ma la sinistra dice no Appello del capo dello Stato

Il Professore: «Non ho fatto niente? Falso, ho chiesto al Prc di intervenire»

Emanuela Fontana

da Roma

Isolata dagli amministratori locali del centrosinistra e da Piero Fassino, avvertita dal presidente della Repubblica, messa all’angolo dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini. La sinistra radicale sta mettendo in difficoltà le Olimpiadi e la stessa Unione. Ieri Fausto Bertinotti ha esternato una riflessione double face: l’appello del capo dello Stato «trova ascolto in tutti». Poi però ha chiarito: «C’è tutto lo spazio perchè si possano esprimere le critiche laddove esistono le forme concrete, economiche, fisiche con cui le Olimpiadi sono organizzate».
L’Italia rischia la gogna internazionale per il tentativo di boicottaggio della fiaccola olimpica in atto in questi giorni, e ora è Ciampi a chiedere uno stop a tutti, seguito dal presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, che è intervenuto con una dichiarazione più politica contro la sinistra radicale e «lo straordinario senso di impotenza di Romano Prodi».
Ciampi, che presiederà l'inaugurazione di venerdì a Torino, ha chiesto un impegno generale per non penalizzare l’Italia: «È responsabilità di tutti noi - ha ammonito - non sprecare questa occasione. Ho fiducia che tutti, cittadini e istituzioni, opereremo concordi per il migliore svolgimento di queste Olimpiadi».
Ciampi spiega che «Torino, il Piemonte, l’Italia si sono impegnati a fondo nella preparazione dei giochi. I numerosi progetti di grandi opere sono stati portati a termine; l’organizzazione logistica è stata curata in ogni aspetto». L’accensione della fiaccola olimpica, «simbolo della fratellanza fra i popoli», sarà un momento di «emozione per noi italiani, per gli sportivi di tutto il mondo». Non bisogna rovinare la festa e l’immagine dell’Italia, conclude quindi il capo dello Stato: «Ho fiducia che tutti - ha ribadito Ciampi nel suo messaggio - cittadini e istituzioni, opereremo concordi per il miglior svolgimento di queste Olimpiadi. Il loro successo è di grande importanza per il Piemonte e per l’Italia. È un’occasione di conferma delle nostre capacità, di rilancio per il nostro sviluppo. Non dobbiamo mancarla, è responsabilità di tutti noi».
Casini invece non è andato per il sottile: «Ci sono tutti i riflettori del mondo che guardano il Piemonte in corrispondenza con le Olimpiadi e assistiamo a comportamenti irresponsabili- ha attaccato pesantemente -: c'è veramente da mettersi le mani nei capelli a pensare a un futuro nel nostro Paese governato da Prodi che dimostra uno straordinario senso di impotenza proprio in queste ore». Ieri il leader dell’Unione è stato stuzzicato sull’argomento a Porta a porta: «Come non ho detto niente a Bertinotti? Ne ho parlato anche ieri con Giordano e loro mi hanno risposto che sono movimenti popolari, che si sono mossi per loro iniziativa». E dunque gli hanno risposto picche. La sua posizione personale, ha chiarito Prodi, è contraria a queste proteste: «Anche duemila anni fa c'era una tregua olimpica. Sono cose che non si fanno».
Le parole di Ciampi in questo momento «devono essere fondamentali», ha incalzato Casini, e a questo punto dal centrosinistra deve arrivare «una responsabilità nei fatti, non nelle parole, perché pensare a un possibile governo del futuro gestito da Prodi, in condominio con i no-Tav e con i no-global, con coloro che oggi rischiano di metterci alla berlina del mondo, è una cosa davvero di grande preoccupazione per tutti gli italiani».
Le proteste eccessive del Piemonte potrebbero far confluire anche possibili rischi di eversione che preoccupano il Viminale: «Più che il terrorismo di matrice islamica - ha chiarito ieri il ministro Beppe Pisanu - io per le Olimpiadi temo la crescente aggressività dell’antagonismo no-global, dei centri sociali, degli anarchici insurrezionalisti e di tutta l’eversione interna che sta cercando le luci della ribalta olimpionica».
Ieri ha preso distanza abissali da Bertinotti Piero Fassino, che ha liquidato le proteste senza giustificazioni: «Mi sembra privo di senso contestare le Olimpiadi, contestarle in nome di non si sa che cosa: mi sembra un errore e un esempio di “luddismo culturale”». Le Olimpiadi hanno una tradizione millenaria, «sono un fattore di arricchimento culturale e anche economico - ha dichiarato Fassino -. Possono cambiare il volto di una città e penso alla metropolitana di Torino». Le divergenze arrivano al punto che Fassino ieri ha mostrato tutto il suo scontento per la candidatura di Francesco Caruso, rappresentante no-global di Napoli, nelle liste del Prc, soprattutto perché «contesta le Olimpiadi di Torino».