Al Quirinale cinquemila anni di storia europea in una mostra

Dalla "Madre terra" del III millennio a.C., proveniente da Malta, al dipinto "Profezia
su Venezia" di Kikerby. Le 28 opere esposte al Quirinale "I Capolavori dell'arte europea" abbracciano 5.000 anni di
storia del Vecchio continente

Roma - Dalla "Madre terra" del III millennio a.C., proveniente da Malta, al dipinto "Profezia su Venezia" realizzato dal pittore danese Per Kikerby nel 1976, le 28 opere che rappresentano al Quirinale "I Capolavori dell'arte europea" abbracciano 5.000 anni di storia del Vecchio continente. Esposti nel Salone dei Corazzieri quadri di Tiziano, Durer, Velazquez, Mondrian, Schiele, Turner, sculture di Rodin e Gutfreund, ma anche la Kore del Partenone di Atene e il vaso di Esteas con il "Ratto d'Europa" (nella foto). La mostra (inaugurata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) è l'evento-clou delle celebrazioni per il Cinquantenario dei Trattati di Roma, firmati il 25 marzo 1957 in Campidoglio. L'iniziativa, messa a punto dal Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, in collaborazione con la rappresentanza in Italia della Commissione europea, il Mibac e la Regione Lazio, aveva l'arduo compito di rappresentare lo spirito del Vecchio continente, l'arte e la storia comuni a fronte delle molte, peculiari diversità. Il presidente Napolitano, ha detto il curatore della rassegna Louis Godart, ha interpellato i 26 capi di Stato dei paesi dell'Ue, chiedendo a ciascuno di contribuire con un'opera per loro emblematica. «Non c'è stato nessun condizionamento - ha tenuto a precisare Godart - ogni paese è stato lasciato libero della propria scelta». Terminata la fase preparatoria, la sorpresa è stata grande. «Si è notato - ha proseguito il curatore - che lo spessore cronologico era straordinario e copriva ben 5.000 anni di storia del continente europeo».

Al centro del percorso espositivo, il magnifico vaso di Esteas raffigurante il "Ratto d'Europa", trafugato in uno scavo clandestino nel 1974 e riportato in Italia due anni fa dai carabinieri del Nucleo per la Tutela dei Beni culturali. Era finito nella collezione Getty, ha detto il colonnello Ferdinando Musella, ma grazie a una foto Polaroid trovata in una perquisizione il prezioso reperto è stato individuato e dopo lunghe trattative riconsegnato. Ora (allestito vicino agli originali dei Trattati) rappresenta la comune appartenenza a una storia millenaria, con quelle figure rosse che raccontano il rapimento della bella Europa, non insensibile al fascino di Zeus, il quale, mutato in toro, la porta a Creta, dove, «come in una marea stanca - ha chiosato Godart - si spegneva la civiltà orientale».

Una trasformazione narrata anche dalla "Madre terra", la piccola divinità del III millennio a.C., che «i primi agricoltori della storia, provenienti dal Vicino Oriente hanno introdotto nel Mediterraneo intorno all'VIII millennio a.C.». Il tributo delle civiltà europee a quelle del Medio Oriente è un fatto inconfutabile, ha aggiunto il curatore e dimostra la necessità di apertura alle culture altrui. Si prosegue con la Kore del Partenone, che esprime i valori delle civiltà classiche, dove la centralità dell'uomo, quale architetto dell'universo, si traduce nel messaggio della democrazia. Le icone prestate dalla Romania, dalla Bulgaria, da Cipro abbracciano invece il periodo medievale e la diffusione del cristianesimo, mentre i capolavori di Tiziano, Durer, Velazquez illustrano la Rinascenza e il riappropriarsi dei valori classici nei secoli a venire. L'800 è ampiamente rappresentato (in particolare l'inglese Turner) così come il '900, con un magnifico e conturbante Schiele, una monumentale scultura di Rodin, Mondrian, Cardoso e molti altri. «Oggi - ha concluso Godart - tante nuove popolazioni bussano alle porte della Ue e, sempre nel rispetto di questi valori, potranno dare il loro contributo e arricchirne la storia».