Il Quirinale costa 224 milioni annui Polemica sulla «glasnost» del Colle

Pubblicati per la prima volta i conti della presidenza della Repubblica che ha 2000 dipendenti. Al capo dello Stato 210mila euro

da Roma

Duemila dipendenti, 224 milioni di euro l’anno: in due cifre, ecco tutto il peso della presidenza della Repubblica sulle finanze del Paese. Due numeri, coperti da un più che centenario «privilegio costituzionale», inaccessibili da sempre, ma che adesso Giorgio Napolitano ha fatto addirittura sparare su Internet, assieme al suo appannaggio, 210.770 euro.
Perestroika e glasnost al Quirinale. La ristrutturazione è modesta, una perestroika poco più che simbolica che si traduce in una sforbiciata, come si legge in un comunicato, da un milione di euro «rispetto alle previsioni contenute nel bilancio dello Stato 2006-2008». Ma la glasnost, una vera operazione-trasparenza, è clamorosa: la decisione di rendere pubblica la contabilità del Colle non ha davvero precedenti nell’Italia repubblicana e neanche in quella dei Savoia.
Panni stesi dunque al Quirinale. Non è una lenzuolata, come il testo delle privatizzazioni di Bersani, è solo una cartella e mezzo on-line. Ma basta per dare il senso della svolta, di una scelta fatta per «contribuire alla riduzione delle spese della pubblica amministrazione». Del resto Napolitano fin dall’inizio ha dato uno stile sobrio al suo mandato. La scelta di viaggiare in treno per l’Italia, su normali carrozze delle ferrovie, la riduzione del seguito durante le trasferte, il ritorno alla vecchia auto presidenziale, lasciando in garage la lussuosissima Maserati, la cancellazione del concerto di Capodanno, l’obbligo ai funzionari di volare in classe economica.
Piccoli segnali, punturine di spillo che nemmeno riescono a fare il solletico a quel Moloch che è diventato il Quirinale. Un mostro che costa ormai 235 milioni di euro, 224 stanziati dallo Stato e il resto dagli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali. La spesa maggiore, 87,6 per cento, riguarda il personale: 57,3 per le retribuzioni, 30,3 per le pensioni. E questo significa che la busta paga media di chi lavora al Quirinale supera i 75mila euro l’anno, il doppio della retribuzione media di uno statale. Le uscite per beni e servizi, che riguardano le attività di cerimoniale e rappresentanza e la manutenzione del palazzo del Quirinale, di Villa Rosebery a Napoli e della tenuta di Castelporziano, sono l’11 per cento del totale: il Colle fa sapere che sono state persino ridotte del 3,87 per cento. Il restante 1,4 per cento è destinato al «fondo di riserva».
Da questi dati emerge che il vero nodo riguarda gli impiegati. Le «unità in ruolo» sono quasi mille, 987, di cui 84 appartengono alla carriera direttiva, 124 a quella di concetto, 228 a quella esecutiva e 551 sono ausiliari. A questi si aggiungono i 1.086 tra poliziotti e carabinieri che che si occupano della sicurezza: e cioè 382 in più rispetto a dieci anni fa. Tra loro i corazzieri, che hanno anche compiti di alta rappresentanza e che hanno toccato il numero record di 297.
Fin qui i numeri rivelati. Confrontandoli con altre notizie uscite negli ultimi anni, qualcuno è arrivato a stabilire anche lo stipendio del presidente. Enrico de Nicola, il primo capo dello Stato, si accontentava di undici milioni di lire l’anno. Fatti i dovuti calcoli e rapportandoli al valore attuale della moneta, si scopre che l’appannaggio di Luigi Einaudi nel 1948 equivaleva a 184.960 euro di oggi, quello di Giuseppe Saragat nel 1965 a 254.435, quello di Francesco Cossiga nel 1985 a 210.770 e 187.000 a fine mandato, quello di Oscar Luigi Scalfaro a 210.000 nel 1996. Cifre alte, ma variazioni contenute, sicuramente più moderate rispetto agli aumenti che si sono dati senatori, deputati e alti magistrati. Finché Carlo Azeglio Ciampi non decise di congelarsi lo stipendio, fermo nei suoi sette anni a 218.000 euro. Oggi Napolitano incassa lo stesso assegno, che vale il 10 per cento in meno dell’indennità di Saragat. Certo, esaminando i numeri complessivi si ha sempre l’impressione di un pozzo senza fondo e non sono infatti mancate le polemiche. Il deputato di An Maurizio Gasparri critica «la gestione di Scalfaro e di Ciampi» perché sono «lievitate le spese di una percentuale molto ma molto più elevata della crescita del tasso d’inflazione». E il Quirinale in serata replica: «Sono critiche del tutto inappropriate su precedenti gestioni intervenute in contesti diversi». Anche se è vero che la macchina del Quirinale nel ’97 costava ai cittadino 117 milioni di euro, il 91 per cento in meno, il 61 se si considera l’inflazione. Rispetto a 74 miliardi di lire dell’86, il costo è triplicato. Sarà per questo che il capo dello Stato promette di non volersi fermare ai primi taglietti e di voler dare un serio giro di vite «per un ulteriore contenimento». Primi provvedimenti, il blocco del turn-over del personale di ruolo e la «progressiva riduzione» di quello distaccato e a contratto. E l’istituzione di due commissioni sull’assetto organizzativo e le procedure di spesa: Napolitano aspetta risposte entro l’estate.