Ma il Quirinale: quell’appello è uno "stimolo" niente manovre anti premier

Nessuna spallata: per il presidente la stabilità va difesa, le urne anticipate sono un'ipotesi estrema

Roma - Una spallata al Cav? Ma no. Una minaccia? Ma nemmeno. Il capo dello Stato, spiegano dal Colle, ha solo «fotografato la situazione». Ha indicato lo scenario al quale il Paese si sta avvicinando. Ha voluto dare «uno stimolo». Ha fatto una constatazione: se si va avanti così, bisognerà staccare la spina. Ha dato insomma corpo e parole a «una preoccupazione diffusa», condivisa persino da Roberto Maroni: «Il rischio di una fine anticipata della legislatura - sostiene il ministro dell’Interno - è reale, a determinarlo è la situazione di conflitto permanente». Dunque, giurano al Quirinale, nessuna manovra antipremier, niente sponde con l’opposizione, perché qualunque cosa succeda, vale sempre quello che Giorgio Napolitano ha detto per gli auguri di Natale: «Terrò conto della volontà espressa dal corpo elettorale nel 2008».

Però, nei fatti, a Silvio Berlusconi una «spallatina» gliel’ha data, eccome. Anche se dal Colle quella nota preferiscono considerarla un «avvertimento erga omnes». Al di là dei torti e delle ragioni, il conflitto istituzionale, lo scontro dei poteri, sta superando il limite di guardia e bloccando l’attività parlamentare. Serve un disarmo bilanciato per restituire civiltà al dibattito. Napolitano considera la stabilità un bene e ritiene uno scioglimento anticipato, parole della fine di dicembre, «una improvvida prassi, specie in periodi così gravidi di incognite». E comunque «è il Parlamento che deve dare o revocare la fiducia ai governi».

Ora, è vero che il Cavaliere ha recentemente superato diverse difficili prove parlamentari, ed è vero pure che la maggioranza potrebbe allargarsi. Ma per il capo dello Stato la stabilità deve essere anche «operosa e attiva». Non si può pensare di andare avanti per due anni in questa situazione di belligeranza con la magistratura, mentre incombono le difficoltà economiche e le nuove regole del Patto di stabilità europeo.

Da qui la strada della fine anticipata della legislatura. Che non sarà una minaccia e nemmeno una spallata, ma che, vista dall’ottica del Quirinale, è «un’ipotesi», una possibilità che il passare del tempo e l’alzarsi dei toni rende sempre più concreta. A Berlusconi venerdì sera gliel’ha detto chiaramente: sei il presidente del Consiglio? E allora governa, decidi e non farti trascinare in un braccio di ferro con il potere giudiziario. Difenditi nei tribunali e usa il Parlamento per discutere delle leggi.

In questo clima, non si vede come il Cav possa raccogliere il suggerimento presidenziale. E neanche i magistrati, a quanto pare, vogliono fare un passo indietro. Perciò, sempre visto da lassù, qualora Berlusconi non riesca più a fare il premier perché ostaggio della sua veste di imputato, qualora il governo non fosse più in grado di svolgere la sua azione, qualora il Parlamento continuasse a restare semiparalizzato, ecco che Napolitano potrebbe, tra un po’ di tempo, convocare i presidenti delle Camere investendoli della responsabilità di verificare insieme se non è il caso di staccare la spina.

Una soluzione che a Napolitano non piace proprio. Anzi, dicono, ne ha «una naturale avversione». Senza considerare le difficoltà procedurali. Sciogliere il Parlamento è tra i suoi poteri: ma può farlo senza che il governo sia sfiduciato? I costituzionalisti, come sempre sono divisi. C’è un precedente che risale al ’93, con Ciampi premier e Scalfaro sul Colle. Succederà ancora? O quella di Napolitano è solo una mossa-choc per raffreddare il clima?