Quorum lontano: 16,5% Le urne chiudono alle 15

Bassa l'affluenza, Guzzetta accusa il ministro Maroni. La Lega: &quot;Farnetica&quot;. <a href="/a.pic1?ID=360333" target="_blank"><strong>Ballottaggi</strong></a>, ha votato il 32,2% per le Province e il 44,9% per i Comuni

Milano - Si è chiusa alle 22 la prima giornata elettorale e l'affluenza per il voto del referendum sulla legge elettorale si è attestata al 16,4%. Nella prima giornata di votazioni poco più di un elettore su 10 è andato alle urne per dire la sua sul referendum elettorale. Il che significa che i dati sull'affluenza al momento non fanno ben sperare: alle 12 solo il 4% era andato a votare, mentre alle 19 la percentuale superava di qualche decimale l'11%. E così è molto probabile che raggiungere il quorum resti un miraggio.

Se il trend dell'affluenza si conferma questo, assicura il ministro della Difesa Ignazio La Russa, è "quasi certo che non si arriverà neanche al 30%", mentre il quorum necessario per rendere valido il risultato referendario dovrebbe superare il 50%. La verità, si osserva anche nella maggioranza, è che ormai il referendum è un istituto "morto, inflazionato". La gente non ha più alcuno stimolo a parteciparvi. Questo si dice ogni volta, commenta La Russa, "ma il dato sul quale dovremmo tutti riflettere è che la normativa sul referendum andrebbe ritoccata". E il ministro del Pdl avanza una proposta: aumentare il numero delle firme per proporlo, ma ridurre il quorum a non oltre il 35%.

"E' un peccato davvero", osserva il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che l'affluenza alle urne sia così bassa, anche perché lui stesso, ricorda, fu tra i promotori della consultazione contro la legge elettorale nota come "porcellum" proprio per il fatto che i suoi meccanismi non consentirebbero di rispettare in pieno la volontà popolare, a cominciare dall'impossibilità di poter esprimere le preferenze. Oltre al problema della scarsa affluenza, per il presidente del Comitato promotore del referendum Giovanni Guzzetta, c'é anche un'altra difficoltà: quella delle "intimidazioni del ministro dell'Interno Roberto Maroni" che avrebbero avuto effetto sui presidenti di seggio. In molti casi, anche a Milano, denuncia Guzzetta, le schede non sarebbero state date spontaneamente agli elettori, ma solo dietro "pressante richiesta". E si sarebbe detto ad una donna che se non votava per i ballottaggi non avrebbe potuto esprimersi neanche per il referendum. Guzzetta, replica il senatore della Lega Alberto Filippi, "farnetica". Il "flop" della consultazione, aggiunge, "non dipende certo dalle cosiddette 'intimidazioni' di Maroni, ma dall'intelligenza dei cittadini che non vogliono una dittatura parlamentare in stile peronista". Molti esponenti delle istituzioni e del mondo politico hanno comunque votato. Oltre al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi hanno ritirato, tra gli altri, le schede per rispondere ai tre quesiti referendari anche Massimo D'Alema e i sindaci Alemanno e Letizia Moratti. 

I tre quesiti Il referendum in realtà si compone di tre distinti quesiti. Il primo (scheda viola) riguarda l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste alla Camera. Il secondo (scheda beige) pone lo stesso quesito, ma per il Senato. Il terzo quesito, (scheda verde) riguarda invece l’abrogazione delle candidature multiple. Se il referendum passasse, le liste dovrebbero raggiungere almeno il 4% alla Camera e l’8% al Senato per ottenere parlamentari. Il comitato promotore dei referendum è politicamente trasversale, e comprende costituzionalisti ed esponenti del centrosinistra e centrodestra.

Chi vota cosa Il Pd è ufficialmente schierato per il sì. Il Pdl è favorevole - An ha raccolto ufficialmente le firme - ma all’indomani delle elezioni Europee il premier Silvio Berlusconi ha detto che non darà sostegno diretto ai quesiti. Secondo gli analisti la mossa è motivata dalla contrarietà della Lega Nord al referendum. Dato che il 21 e 22 si vota in numerosi ballottaggi al Nord, dove la Lega è decisiva, il Pdl non vuole contrariare l’alleato rischiando di perdere voti. Tra gli altri partiti, l’Udc è contrario al referendum, mentre l’Idv, che pure aveva contribuito alla raccolta delle firme, ora è contrario, affermando che con la legge che uscirebbe dalla consultazione referendaria il Pdl di Berlusconi guadagnerebbe la maggioranza assoluta dei seggi. Contrari anche i partiti di sinistra e la Destra di Francesco Storace. In generale, per i sostenitori il referendum avrà l’effetto di creare in Italia il bipartitismo. 

Lotta per il quorum Il referendum, che è di tipo abrogativo, è valido solo se parteciperà al voto il 50% più uno degli aventi diritto al voto. Gli elettori che si recano al seggio per i ballottaggi possono rifiutare le schede - tutte e tre ma anche una o due soltanto - per la consultazione referendaria. E’ dal 1997 che nessun referendum abrogativo è risultato valido, per mancanza del necessario quorum.