Le «quote bianche» e il razzismo degli antirazzisti

Caro Granzotto, ci siamo: in Francia, il direttore tecnico della nazionale di calcio è stato sospeso per aver progettato quote razziali per limitare la presenza di arabi e neri nei vivai della nazionale. Giusta sospensione, per carità: abbasso le quote razziali (e anche quelle rosa e di ogni genere)! Osservo soltanto che si tratta del primo progetto, per ora a quanto pare abortito, di quote razziali a favore dei bianchi. Siamo per caso già diventati una razza in estinzione, da proteggere come il panda gigante, il celacanto e la foca monaca?
Roma

Certo che no, caro d’Armiento, però il rischio è quello. Rischio, poi... C’è chi dice che è una certezza; che tosto o tardi saremo sopraffatti e la millenaria civiltà, la cultura e le tradizioni europee dovranno lasciare il passo al più dinamico (e prolifico) islam. La paventata Eurabia. Certo, sarà un passaggio lento perché non son cose che si risolvono nel giro di qualche generazione, però oggi come oggi è difficile confutare questa opinione. Però, anche se scritta nelle stelle della storia, non vedo perché non si debba fare il possibile per rallentare l’invasione con la forza dei nostri diritti. Detta altrimenti, perché dovremmo esserne felici e addirittura favorire l’islamizzazione - e l’africanizzazione - del continente in generale e dell’Italia in particolare. La inviperita reazione del ministro dello sport Chantal Jouannot alla mezza idea di istituire delle quote per limitare la presenza di neri e arabi nei vivai della nazionale francese (che in caso contrario rischierebbe di diventare nera e araba) è un preclaro esempio di tafazzismo istituzionale, caro d’Armiento, perché nella brama politicamente corretta di non discriminare gabonesi e magrebini finisce per fortemente discriminare i figli della douce France. D’altronde queste sono le regole della così detta integrazione, i precetti dell’utopia multiculturale: uniformarsi con gioia oggi alla cultura, domani alla saharia islamica senza pretendere che gli islamici cerchino non dico tanto, ma almeno di rispettare la nostra. Di conseguenza è un continuo cedere e un continuo concedere. Per rimanere in Francia, mi dicono che, scomparsa dalle mense pubbliche, quella gloria gastronomica alsaziana che è la choucroute - nella cui composizione a dominare è la carne di maiale - stia clandestinizzandosi anche in quelle private. Perché il solo ordinarla in un ristorante pare suoni offesa alla sensibilità musulmana, che come ciascun sa è tanto pronunciata quanto indifferente alla nostra. Del resto basta guardarci attorno: del ramadan o dell’eid el-adh, la festa del sacrificio nel corso della quale si sgozzano capretti, guai a chi dice qualcosa; ma i canti natalizi e il presepe, quelli è meglio lasciarli perdere in quanto urticherebbero la sensibilità dei piccoli Abdullah e Mustafà. E intanto, le braghe vanno sempre più in giù. Una Chantal Jouannot (seguitando, per amor di patria, a restare in Francia) riterrebbe queste considerazioni una manifesta espressione di razzismo. Ma se il razzismo è, come è, fondato sul presupposto dell’esistenza di razze superiori, razzisti sono coloro che nei fatti elevano l’islam a civiltà preminente alla quale la nostra deve adattarsi, assoggettandovisi. Ed è proprio questo insistente, martellante razzismo dell’antirazzismo che fa poi dire a Bossi - e chissà a quant’altri con lui - Föra da i ball! Con rispetto parlando.
Paolo Granzotto