Quote latte, i produttori vessati dalle multe Ue

Nel 2007 colpite 4.500 stalle con una multa da 1,9 miliardi. Il ministro Zaia presenterà un piano a Bruxelles: riduzione delle quote e creazione di un fondo europeo. Rainieri: "Il settore rischia l'immobilismo"

Roma – Nel 2007 il Belpaese annoverava circa 4.500 stalle che hanno totalizzato una multa da 1 miliardo e 870 milioni. Nel 2008 non sono stati fatti passi avanti. Circa 1500 hanno già splafonato anche quest’anno con una sovrapproduzione di 628mila tonnellate che costerà 160 milioni di euro. Per troppi anni il problema è rimasto sopito: la politica ha latitato e le multe di Bruxelles hanno continuato a gravare, come una spada di Damocle, sulla produzione e sul rendimento dei nostri allevatori. “Oggi siamo difronte a un cieco immobilismo di settore – attacca duramente Fabio Rainieri, segretario della commissione Agricoltura a Montecitorio – tutte le nostre aziende, costrette a pagare multe salate e ingiuste, non possono più investire nel futuro del settore”.

Un settore sempre più vessato Ogni anno 300 aziende sono costrette a chiudere perché non ce la fanno a chiudere i propri bilanci in positivo. Con buone probabilità la cifra lieviterà non poco in chiusura 2008. “E’ una perdita devastante – spiega Rainieri con amarezza – il territorio si impoverisce, l’economia si accartoccia e il bagaglio umano ne risente”. Il segretario alla commissione Agricoltura conosce bene le vessazioni che gli allevatori sono costretti a subire. “Troppo spesso – racconta – si parla, senza cognizione di causa, di alti margini di guadagno. Non è vero. Siamo arrivati a una situazione tale in cui siamo costretti a vendere i nostri prodotti sotto costo”. Dati alla mano, infatti, da oltre tre anni il parmigiano reggiano viene venduto a 7 euro al chilo perdendo ogni volta 1,50 euro. Stesso discorso per il latte alimentare che viene venduto entro un range tra i 30 e i 34 centesimi al litro.

L’impatto delle politiche comunitarie Le multe agli allevatori sono solo la superfice del problema. Rainieri denuncia apertamente l’immobilismo del settore. “Se le nostre aziende non si ammodernano – spiega il deputato leghista – rischiano di non stare al passo coi tempi. Il tutto a vantaggio dei produttori di latte del Nord Europa”. Le politiche comunitarie danneggiano fortemente l’Italia favorendo paesi come Olanda, Germania e Francia che consumano meno latte. “Le quote non soddisfano la richiesta interna del Paese”, continua Rainieri spiegando che le quote coprono solo il 56% della domanda del mercato. “C’è un 40% abbondante di latte – continua Rainieri – che deve essere importato dall’estero”. Un’assurdità degna della legiferazione europea cui vanno ad aggiungersi pericolose triangolazioni che espongono i consumatori a rischi incontrollati. “La produzione del latte cinese è supportato dalla crescita tecnologica del Paese – denuncia Rainieri – tuttavia questo prodotto riesce a entrare nell’Unione attraverso le vie commerciali del Nord”.

Da Palazzo Chigi a Bruxelles Sui tavoli del ministero delle Politiche agricole il piano c’è già. Una soluzione concreta e seria per risolvere il problema delle quote-latte. Da Roma a Bruxelles il passo sarà breve. Il ministro leghista Luca Zaia presenterà il piano il 18 novembre giorno di chiusura dell’Health check. “Sarà una soluzione nel pieno rispetto della legge – spiega l’esponente del Carroccio - che consentirà agli allevatori di produrre nella regolarità e garantirà che il pagamento delle multe avvenga con procedure trasparenti e legali”. Per affrontare questa situazione di difficoltà, il governo metterà, quindi, in campo una soluzione che si muove nell’assoluta regolarità, ma che nello stesso tempo non faccia chiudere le aziende.

Le proposte per l'Europa L’obiettivo che si è riproposto Zaia è quello di portare a casa due risultati importanti. Innanzitutto, avere un aumento di quote. Non si tratta di una nuova produzione, ma una regolarizzazione del latte già prodotto in Italia. L’altro caposaldo della proposta riguarda la creazione di un fondo europeo per consentire il necessario “soft lending” all’indomani del primo aprile 2015 data in cui chiuderà questa lunga stagione delle quote. “E’ facile prevedere che, senza aiuti, il prezzo del latte in Europa potrebbe crollare perché ci sono già paesi in Europa in cui un litro di latte costa 23 centesimi”, conclude il ministro ripromettendo di lavorare per “sburocratizzare” l’agricoltura. Oggi la burocrazia è uno dei grandi avversari che ha l’agricoltore. Basti pensare che su 365 giorni all’anno di lavoro 110 vengono dedicati alle carte, che sono chieste dall’Europa, da Roma, dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni”.