Quote latte, Regioni e agricoltori bocciano Zaia

La Conferenza dei governatori boccia all'unanimità il decreto sulle quote latte: "Non ci ha mai consultati". E gli agricoltori minacciano: "Lunedì marciamo su Arcore con i trattori, 50mila imprese a rischio. Una su tre potrebbe chiudere. Si premiano i più furbi". Il ministro: "Dispiaciuto"

Roma - "No ai privilegi per i più furbi". Torna la guerra del latte. Bocciatura totale per il ministro Zaia. Agricoltori e Regioni sono sul piede di guerra. I governatori stroncano all’unanimità il decreto legge sulle quote latte. Un parere negativo formulato questo pomeriggio nella Conferenza Stato-Regioni. "La Conferenza delle Regioni - ha spiegato Errani - ha espresso all’unanimità parere negativo sul decreto legge sulle quote latte. Si tratta di un problema serio, che contrasta con i principi della legge 119 del 2003". E la Cia (associazione degli agricoltori) è sul piede di guerra: "Pronti a marciare su Arcore con i trattori".

Privilegi ai più furbi "Questo provvedimento è una vera e propria beffa e la cosa migliore sarebbe farlo decadere - spiega il presidente di Confagricoltura Parma, Lorenzo Bonazzi -. In 40mila abbiamo contenuto la nostra produzione secondo le regole, abbiamo speso centinaia di migliaia di euro per acquistare le quote latte e ora saranno invece premiati coloro che si sono comportati in modo scorretto. Tutti i contribuenti italiani, e non solo gli agricoltori, dovranno pagare le loro incombenze. Questo decreto aiuterà solo 600 produttori e non i 40mila che si sono comportati sempre e comunque in modo corretto facendo sacrifici e pagando quanto dovuto".

Zaia: "Dispiaciuto" "Mi spiace che si voglia far passare ancora che il decreto sulle quote latte è per quattro amici mentre riguarda 17.200 stalle". Questa la replica del ministro. Zaia, che ha incontrato oggi il presidente di Coldiretti Sergio Marini per fare il punto sulle problematiche del settore, non ha mancato di ringraziare l’organizzazione agricola per il "comportamento coerente" tenuto nella vicenda. "Con questo decreto non stiamo facendo una sanatoria - ha ribadito il ministro - per la prima volta si riscuote una multa non con pacche sulle spalle ma con una rateizzazione concordata con la Ue con interessi fino al 6,5% e multe per chi non rispetta i pagamenti del 150%".

Il no delle Regioni "Sul decreto delle quote latte dalle Regioni è venuto un parere negativo unanime, Lombardia compresa. Le Regioni hanno cercato da mesi un rapporto diretto con il ministro delle Politiche agricole, ma non ci è mai stato concesso un confronto diretto" ha detto l’assessore all’Agricoltura della Regione Emilia-Romagna, Tiberio Rabboni. "Il ministro ha detto di avere incontrato le Regioni. Ci sono stati colloqui con assessori nei corridoi, ma non ci sono convocazioni di incontri" ha ribadito l’assessore.

Il no degli agricoltori "Lunedì 800 trattori si recheranno ad Arcore per protestare davanti alla residenza del premier contro il decreto sulle quote latte e le difficili condizioni in cui versano le imprese agricole". Lo ha annunciato il presidente della Cia Giuseppe Politi durante la manifestazione davanti a Montecitorio. Secondo la Cia un’impresa agricola su tre è a rischio. I bilanci aziendali sono sempre più "in rosso". Nel 2009, senza immediati e straordinari interventi a sostegno degli agricoltori, oltre 50mila aziende possono chiudere i battenti e più di 2 milioni di ettari di terreni coltivati sono in grave pericolo. Secondo la Cia questi i motivi: costi produttivi sempre più pesanti; oneri contributivi e burocratici opprimenti; la proroga per la fiscalizzazione degli oneri sociali è ferma ancora al 31 marzo 2009; redditi falcidiati; prezzi sui campi in continua discesa; mancanza di finanziamenti per il Fondo nazionale di solidarietà per le calamità naturali; un decreto sulle quote latte inaccettabile; scarsissima attenzione da parte del governo; pochi e fragili sostegni pubblici; una politica di sviluppo che si allontana in maniera inesorabile; un’agguerrita competitività a livello internazionale. "Nei confronti del settore - rileva Politi - c’è un totale disinteresse. A noi si dice che le risorse non ci sono. Poi, invece, vengono varati interventi importanti per il settore dell’auto, per gli elettrodomestici, per i mobili. Ci sentiamo presi in giro. E questo non possiamo sopportarlo oltre". Queste le richieste della Cia: la proroga di tre anni (ora ferma al 31 marzo prossimo) degli sgravi contributivi; correzioni al decreto legge sulle quote latte durante l’iter parlamentare; riduzione, anche con interventi di carattere fiscale, dei pesanti costi produttivi; alleggerimento degli oneri burocratici; finanziamento del fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali.