Quote latte: torna la protesta, ma è polemica

Marcia dei trattori ad Arcore e Gemonio. Contestano il decreto del governo sulle quote. Il ministro Zaia: "Manifestazione inutile, non c'è condono. Io dialogo con tutti". E la Coldiretti si dissocia: una protesta demagogica, è stato un flop

Milano - Almeno un risultato l'hanno ottenuto. I produttori di latte che hanno manifestato ad Arcore e a Gemonio, davanti alle case di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi, per protestare contro il decreto sulle quote, presto andranno ad esporre le loro ragioni a Palazzo Chigi. Il ministro Luca Zaia si è dichiarato disponibile ad un incontro e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, si è detto pronto a fare da mediatore.

Trattori ad Arcore e Gemonio Più di mille ad Arcore e una sessantina a Gemonio i trattori "messi in campo" dagli allevatori. Diverse centinaia anche in altre zone d’Italia come, per esempio, Reggio Emilia: si sono mossi di prima mattina soprattutto dal triangolo del latte Brescia-Mantova-Cremona. Anni fa avevano partecipato alla protesta per le multe, poi avevano accettato di pagarle rinunciando ad ogni "splafonamento" della produzione.

La protesta continua Gli allevatori sono fermamente intenzionati ad andare fino in fondo affinché venga riconosciuto il loro rientro nella legalità e non vengano premiati quegli allevatori che non hanno pagato le multe e che ancora splafonano come, a loro giudizio, è previsto dal decreto Zaia. La rivendicazione sindacale, organizzata da Confagricoltura e Cia, ha assunto anche un significato politico molto preciso, sintetizzato dallo slogan scritto su molti cartelli "Non votiamo più Lega". Il segretario di Confagricoltura, Federico Vecchioni, è stato ancora più esplicito: "Chi ha rapinato gli interessi del Nord e poi è andato a Roma a fare gli interessi di pochi deve essere cacciato via a calci nel sedere". In questi anni il partito di Umberto Bossi ha sempre sostenuto la lotta dei Cobas del latte, proprio coloro, secondo gli allevatori, che oggi sarebbero premiati dal decreto Zaia, per cui l’invito al premier è stato inequivocabile: "Silvio abbandona le cattive compagnie".

La difesa di Zaia Dai microfoni di Radio Padania il ministro Zaia ha accusato gli allevatori di raccontare bugie sui contenuti del suo decreto: "Non ho scritto il decreto nel sottoscala di casa mia o tra quattro amici, tutti avevano informazioni, tutti sono stati ascoltati e informati, quindi non tollero bugie, che peraltro hanno le gambe corte. E non si tratta di una sanatoria". Per tutta risposta, lungo il corteo che hanno organizzato a piedi dal piazzale dove hanno parcheggiato i trattori fino a Villa San Martino, residenza del premier, gli allevatori hanno fatto sfilare un asino con una coperta con la scritta "Luca".

Confagricoltura: premiati i furbi  Il presidente della Confagricoltura della Lombardia, Francesco Bettoni, è stato altrettanto chiaro: "Il decreto del ministro Zaia premia i furbi. Speriamo che il Palazzo romano accolga le nostre proteste altrimenti sarà lotta ad oltranza".

Ma Coldiretti si dissocia: manifestazione flop Ma il fronte della protesta non è certo compatto, tutt'altro, visto che la Coldiretti ha definito la manifestazione "demagogica", un "flop"e non ha aderito. "Rappresentiamo da soli oltre il 60% degli allevamenti da latte in Italia - ha detto il presidente di Coldiretti, Sergio Marini - e ci sentiamo addosso tutta la responsabilità di agire con serietà e coerenza per risolvere concretamente i problemi della nostra gente. Portare i trattori ad Arcore ha il forte sapore della demagogia che il tempo giudicherà". Marini ha quindi aggiunto: "Rispettiamo ogni forma di protesta, ma siamo preoccupati e dispiaciuti che i problemi degli allevatori vengano utilizzati per questioni politiche o per regolare i conti all’interno di una singola organizzazione". Ettore Prandini, presidente della Coldiretti di Brescia, da parte sua ha definito la manifestazione un flop: "poca partecipazione perché i dati istituzionali dicono che solo il 5% dei 10.000 trattori annunciati dal Presidente di Confagricoltura Lombardia, si sono messi in moto questa mattina per Arcore".

Cosa accadrà ora Gli allevatori, che attraverso i loro rappresentati hanno avuto un colloquio telefonico con il ministro Zaia e con la segretaria di Letta, non sono intenzionati a rinunciare alle loro richieste per la modifica del decreto: il preventivo ritiro di tutte le forme di contenzioso prima dell’assegnazione di nuove quote latte; l’assegnazione delle nuove quote solo dopo che l’azienda abbia regolarizzato la propria posizione, aderendo esplicitamente alle modalità di versamento del prelievo ancora dovuto; la determinazione di una adeguata dotazione finanziaria per il fondo da destinare unicamente a sostenere gli investimenti effettuati dalle aziende che hanno acquistato quote.