Quote rosa? No grazie

(...) È evidente che da tempo assistiamo a un lungo processo di ricambio della classe dirigente della città. Tutti i problemi di Milano nascono dalle sue continue e sempre più rapide trasformazioni che, fra l’altro, richiedono l’intervento di soggetti nuovi, con una diversa e più adeguata visione delle cose. La nostra città sta affrontando questo passaggio ricorrendo a una straordinaria risorsa fino a oggi colpevolmente sottoutilizzata, con un imperdonabile spreco di intelligenze, energie e creatività: le donne. Non è il frutto di un progetto e di un programma ma semplicemente il risultato di una spontanea, collettiva intuizione: di una «autodecisione» appunto. In fondo l’uomo ha sempre saputo quanto fossero pericolosamente competitive con le sue le attitudini e le capacità della donna. Perciò, finché ha potuto, ha fatto di tutto per sottostimarle o eluderle.
Ora, almeno a Milano, non si può più. Se la città vuol far fronte alle trasformazioni e alle responsabilità che il tempo le impone, assolvendo con ciò anche ai suoi doveri verso il Paese, deve lasciare alle donne tutto lo spazio, tutte le leve di comando, tutte le poltrone che esse meritano. Lo scambio di saluti a cui assisteremo oggi in via Pantano dimostreranno che lo sta facendo. Forse Milano, dunque, può fare a meno delle quote rosa.