"Raìs circondato", ma compare in tv Ecco dove ancora resistono i lealisti

Non <a href="/esteri/gheddafi_e_circondato_ma_lui_tv_incita_suoi_distruggere_insorti/26-08-2011/articolo-id=541944-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>si combatte</strong></a> solo a Tripoli, ma pure ad ovest e ad est della capitale. La città di Zuwarah è circondata dai governativi. Ma la situazione più esplosiva si registra nel golfo di Sirte. <a href="/esteri/caccia_rais_scatta_blitz_porta_porta/26-08-2011/articolo-id=541945-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>E' caccia al raìs: scatta il blitz porta a porta</strong></a><strong><strong><strong><strong> FOTO: </strong><strong><a href="http://www.ilgiornale.it/fotogallery/la_battaglia_tripoli/id=3304-foto=1... target="_blank">Tripoli sotto assedio</a> </strong></strong></strong></strong>

Non si combatte solo a Tripoli, nelle ultime sacche di resistenza dei fedelissimi di Gheddafi, dove lo stesso colonnello potrebbe nascondersi, ma pure ad ovest e ad est della capitale. Da Sirte, la città natale sulla costa dell’ex padre-padrone del paese a Shebaa, la roccaforte nel sud desertico il rischio è che la Libia si trasformi nel nuovo Irak. Almeno fino a quando il colonnello continuerà a lanciare appelli alla resistenza contro i ribelli. Un nuovo Irak senza truppe straniere, ma solo con attacchi dal cielo della Nato. Nella capitale come il fronte dei ribelli avanza per concentrarsi sulle zone dove sventola ancora la bandiera verde di Gheddafi, alle spalle resta l’anarchia.

A Tripoli i lealisti sono asserragliati nel grande quartiere di Abu Slim, dove ogni cinquecento metri c’era un posto di blocco dei miliziani con la fascia verde di Gheddafi. Soprattutto civili, armati fin da marzo, che ascoltavano a tutto volume «zenga zenga», la canzoncina rap ispirata dal folle discorso di Gheddafi quando voleva snidare «vicolo per vicolo» i ribelli a Bengasi.

La situazione è totalmente incerta anche nel quartiere di al Hadba tradizionalmente fedele al colonnello e Mansoura, dove sono stati liberati i quattro giornalisti italiani rapiti martedì. Una battaglia a colpi di cecchini è scoppiata ieri davanti al Corinthia, un hotel vicino al mare e alla piazza Verde, che ospita alcuni media. Tiratori scelti erano ancora in azione attorno a Bab al Azizya, l’ex bunker di Gheddafi espugnato, dove sono stati trovati i cadaveri di 17 civili uccisi sommariamente prima della sconfitta. Le avvisaglie di una deriva irachena sono i 30 corpi senza vita filmati in una caserma di Gheddafi. Militari o volontari del colonnello giustiziati sul posto. Alcuni erano in barella, ammanettati o incappucciati.

Se a Tripoli si continua a sparare e a dare la caccia a Gheddafi, alla sua famiglia e ai gerarchi del regime, non c’è pace neppure nel resto del paese. Lungo la strada costiera verso ovest, a 109 chilometri dalla capitale, la città di Zuwarah, da dove partivano i clandestini per Lampedusa, è circondata dai governativi. Il colonnello Abdul Salem, comandante degli insorti, ha lanciato un appello alle città liberate vicine, ma nessuno sembra accorrere in aiuto. Il principale posto di confine con la Tunisia di Ras Jadir è ancora chiuso e la parte libica in mano agli uomini di Gheddafi.

La situazione più esplosiva si registra ad est di Tripoli, nel golfo della Sirte. I governativi si sono ritirati dai terminal petroliferi di Brega e Ras Lanuf, ma sembrano decisi a montare l’ultima difesa nella valle Rossa, vicino a Ben Jawad, da dove lanciano una valanga di razzi contro i ribelli. E Sirte, la città natale del colonnello, a 480 chilometri da Tripoli, è quasi assediata. Gli insorti avanzano su di essa da Misurata, la terza città del paese che si è ribellata fin da febbraio. Martedì e mercoledì si è cercato di trattare la resa con le tribù, ma ieri la parola è passata alle armi. E i ribelli sono stati respinti dai fedelissimi del colonnello che hanno ancora missili Scud da lanciare. Ahmed Bani, portavoce degli insorti, ha spiegato che agli irriducibili di Sirte «è stato lasciato aperto un varco verso sud». L’unica strada che possono percorrere è quella che passa per Beni Walid, la «capitale» dei Warfalla, la tribù più vasta del paese con due milioni di membri. Fino all’offensiva nella capitale, Beni Walid era in mano ai miliziani tribali alleati di Gheddafi.

Nel deserto meridionale i lealisti possono contare, almeno in parte su Shebaa, ultima ridotta del regime nella vasta regione del Fezzan. Il forte di Shebaa, costruito dagli italiani durante le colonie, svetta sulle banconote libiche. Gheddafi ha trasformato l’area in una grande base militare, che negli ultimi sei mesi di guerra ha garantito una via di rifornimento cruciale alla Tripolitania.

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