«Il raìs in Niger con 200 camion d’oro»

Avanzano lentamente i ribelli ma sono sempre più vicini a Sirte. La battaglia per la conquista della città natale di Muammar Gheddafi continua con combattimenti che hanno portato gli insorti «a guadagnare altri otto chilometri». A questo punto i «soldati» del Consiglio nazionale di transizione sono a circa 80 chilometri dalla città. Loro sempre più vicini a uno dei luoghi simbolo del raìs, mentre il raìs è sempre più introvabile. L’ultima voce lo dava su un convoglio di soldati del regime arrivato in Niger la notte scorsa. Circa 200-250 auto - hanno riferito testimoni a Sirte - sarebbero partite dalla città d’origine del Colonnello con un grosso carico di denaro e oro proveniente dalla filiale della Banca centrale. La notizia, come prevedibile, è stata smentita dal ministro degli Esteri nigerino, Mohammed Bazoum, il quale ha precisato che sul convoglio c’erano soltanto ex funzionari lealisti di medio livello. Più tardi anche i dubbi del Dipartimento di Stato: «Non crediamo» che a bordo ci fosse Gheddafi, piuttosto alcuni alti responsabili del regime.
Eppure è proprio nel Sub Sahara che potrebbe nascondersi il Colonnello. Il Niger ha ricevuto da Gheddafi aiuti economici e militari. Da qui potrebbero essere arrivati nei mesi scorsi molti dei mercenari che il colonnello, secondo gli insorti, ha impiegato durante la guerra. E ora che lo spazio aereo libico è presidiato dalla Nato e che gli insorti controllano quasi tutta la costa, a eccezione di Sirte, e da nord spingono verso le roccaforti del deserto ancora in mano ai lealisti, i confini meridionali con i Paesi sub-sahariani appaiono la via di fuga più probabile, se non l’unica possibile. Ammesso che il raìs voglia scappare. Tra le possibili destinazioni anche il Burkina Faso. Tra Gheddafi e il presidente del Paese, Blaise Compaorè, nel tempo si è consolidato un rapporto molto forte. Compaorè è stato uno dei primi capi di Stato a cercare di far uscire il colonnello dall’isolamento diplomatico internazionale. La Libia, d’altra parte, ha effettuato negli anni considerevoli investimenti nel Paese, finanziando la realizzazione di cliniche, inaugurando banche e alberghi. Ora potrebbe essere arrivato il momento di saldare i debiti. Nelle ultime settimane è circolato infine anche il nome del Ciad. Nel Paese, che condivide con la Libia un lungo tratto di frontiera, il Colonnello godrebbe di una rete di appoggi e anche da qui pare che il regime abbia fatto arrivare numerosi mercenari. A ventilare la possibilità di questa via di fuga era stato nei giorni scorsi Abdel Salam Jalloud, ex sodale storico del raìs passato poi con i ribelli.