La rabbia dei commercianti: «Vogliamo sentirci al sicuro»

Pochi minuti dopo le 19 sono già ai cancelli dei giardini via Palestro, gli organizzatori del corteo in difesa della legalità fortemente voluto dal sindaco Moratti, a distribuire palloncini colorati e srotolare gli striscioni. Il più grande recita: «Milano chiede sicurezza», a caratteri biancazzurri politicamente corretti. Il tricolore invece è sulle sciarpe dei simpatizzanti di Forza Italia. Sciarpe double face, modello da stadio, infatti dall’altra parte ecco «Proteggiamo Milano. Più Polizia». Verde-bianco-rosso anche sulle bandiere portate dai sostenitori di An («perché così vuole La Russa»). I leghisti con il loro preciso bersaglio: «No ai campi nomadi». Le file dei manifestanti si ingrossano, a regime saranno 50mila secondo gli organizzatori, meno per la questura. Il traffico da e per corso Buenos Aires comincia a intasarsi, ma è nulla in confronto a quello che accade intorno alle 20, quando Silvio Berlusconi sbarca in via Palestro. È la scintilla che accende la serata. Si capisce subito che in tanti sono lì non solo per reclamare l’attenzione del ministro Amato sulla carenza di forze dell’ordine in città, ma soprattutto per applaudire i protagonisti della politica, stavolta veri paladini di una battaglia condivisa. Il cordone di sicurezza trattiene a stento l’entusiasmo della folla, il Cavaliere elargisce sorrisi e strette di mano a chi ha tanta tenacia da riuscire ad avvicinarlo, magari a strappargli un ritratto col telefonino. Gli altri si accontentano e si sgolano: «Silvio, Silvio», «C’è solo un presidente», i ritornelli scandiscono la marcia. Altri slogan sono dedicati al premier di oggi, Romano Prodi. Il tenore ben diverso: «Mortadella a casa», «Prodi-Fassino governo assassino». Impietosi. Per un attimo ci si dimentica dei motivi urgenti che hanno ispirato la manifestazione. Teresa, commerciante, riporta alla realtà. «Le mia attività è in via Fezzan. Altri colleghi del Giambellino mi raccontano tutti i giorni di furti e rapine, ma non solo. Abbiamo il diritto di sentirci al sicuro». Al sicuro non si sente nemmeno Alessandra, una ragazza attivista dei Circoli delle Libertà, che sfila con la madre. «Provate voi a uscire la sera da sole in corso Sempione». Come darle torto. La pensa così anche Marco Pizzi, consigliere di zona 2. «Sì, quella della stazione Centrale, via Padova, viale Monza. Come cittadino e come parte del decentramento proviamo spesso impotenza davanti all’ottusità di un governo che non ascolta la gente. La Moratti ha ragione».
Richieste di soccorso che si ripetono quasi uguali lungo il serpentone, fino a largo Argentina. Trasversali all’ età, alle condizioni sociali ed economiche. Ci sono i vigili del fuoco, i tassisti, i baschi blu dei City Angels, gli artigiani «dimenticati», persino gli aderenti alla Chiesa evangelica «Ministero Sabot» coi loro ombrelli gialli e i tamburi. Poco dopo le 21 sale sul palco Letizia Moratti, per una sera senza fascia. Ovazioni ad ogni suo «Basta!». I milanesi accompagnano gli appelli del sindaco con la sensazione di aver trovato finalmente qualcuno che dice quello che pensano loro. «Basta con la violenza sulle donne e i bambini, lo spaccio, le truffe agli anziani, le occupazioni degli irregolari...».