La rabbia dei parenti: «Bastardo, devi morire»

La folla davanti al tribunale assale il cellulare che porta via l’imputato. Una telefonata anonima in Procura contro il pm

da Ascoli

«Prima o poi ti ammazziamo... », «vi bruciamo tutti», «bastardo, non la farai franca!». Con frasi come queste è esplosa la rabbia di una trentina di ragazzi, amici e compagni di scuola dei quattro giovani di Appignano del Tronto travolti e uccisi dal furgone di Marco Ahmetovic. Attendevano il rom all’uscita dal tribunale di Ascoli Piceno e hanno iniziato a gridare non appena l’hanno visto.
Intorno amici e concittadini delle vittime che agitavano cartelli con la scritta «giustizia» e un folto gruppo di manifestanti di Forza nuova, la formazione di estrema destra che fin dall’inizio ha cavalcato la rabbia suscitata dalla vicenda, già dalla sera dell’incidente, quando il campo rom dove viveva Ahmetovic è stato dato alle fiamme.
Ieri alcuni giovani, fra cui Leonardo Allevi, fratello di Eleonora, una delle vittime, si erano appostati su una collinetta davanti al palazzo di giustizia, e, quando Ahmetovic è salito sul «cellulare», con la polizia a fare da muro protettivo, sono corsi giù, assediando l’automezzo, contro il quale hanno sferrato calci e pugni. Tutto intorno una vera e propria folla. Poi i ragazzi sono saliti a bordo di alcune autovetture, e si sono diretti al supermercato dove lavora come commessa una ragazza amica del rom, che era presente alla prima udienza del processo e gli aveva gridato «Marco ti voglio bene... », rischiando quasi il linciaggio. Anche stavolta, come quel giorno, i giovani si sono fermati davanti alla porta del supermarket, ma hanno sfogato la propria ira gridando insulti alla ragazza.
Analoga tensione si è vissuta anche all’interno dell’aula (pur essendo state ammesse solo una ventina di persone), prima e dopo la lettura della sentenza, accolta da applausi e urla: «Bravo giudice». L’avvocato della difesa, Felice Franchi, ha dovuto lasciare l’aula sotto scorta, contestato in particolare quando ha sollevato un vizio di forma riguardo al test alcolemico, sostenendo che il suo assistito «non è un bevitore abituale». «E come no? Adesso lo fanno santo», aveva urlato Giuseppe Antolini lo zio di Alex, uno dei quattro ragazzi rimasti uccisi. Contro il pm Carmine Pirozzoli infine, oltre alla contestazione, anche una telefonata anonima in Procura: «Dite al pm che si deve vergognare», ha detto qualcuno al telefono.