La rabbia dell’imprenditore Veronesi «Colpa di chi alimenta la psicosi»

nostro inviato a Verona

«La prima vittima della psicosi? Purtroppo sì. Una vittima vera. Il mondo della comunicazione ha creato una situazione drammatica». È triste Giordano Veronesi, patron del gruppo alimentare per cui lavorava - anche se indirettamente - Claudio Rubello. «Non conoscevo l'autore della strage, so che una volta trasportava il vivo e adesso le carcasse; sicuramente avrà avuto altri problemi personali, ma è uno della mia valle, è una cosa che mi spacca il cuore. Se un'auto finisce nel fosso, non si può bloccare l'intera industria automobilistica: ne vanno di mezzo metalmeccanici, benzinai, gestori autostradali, eccetera. Qui si uccide la produzione avicola nel chiasso generale, ma i guai delle aziende sono avvolti dal silenzio. E nel silenzio covano le tragedie».
I media hanno responsabilità?
«Enormi. La tv spaventa la gente: se tace i consumi ripartono ma se ricomincia a martellare sono guai. Da tre giorni i telegiornali mostrano cigni morti e allevamenti schifosi. Da Sicilia, Calabria e Puglia noi non riceviamo più ordini. Da settembre, quando è scoppiata la psicosi per l'aviaria, abbiamo tagliato la produzione del 20 per cento. La scorsa settimana eravamo riusciti a raggiungere una posizione quasi ottimale per questa produzione ridotta. Adesso bisogna ricominciare».
Quante persone rischiano di restare senza lavoro?
«Migliaia. Noi diamo lavoro a 180mila famiglie, tra dipendenti e indotto, e abbiamo già diminuito il personale. Che cosa dobbiamo fare se la gente non compra più pollo per questa fobia ingiustificata? Perché giornali e tv mostrano i cigni morti e non spiegano che a tavola non si corrono rischi? L'avicoltura italiana è sicura, certificata, serena. Sui pacchetti di sigarette c'è scritto: “Il fumo uccide”. Ma siccome non si montano campagne di stampa, la gente continua a fumare. Noi invece siamo tormentati da mesi, sembra lo tsunami».