La rabbia delle tute blu: "Ci vuole uno scossone"

A Mirafiori, nella fabbrica metalmeccanica più
grande d’Italia, da tempo c’è una grande rassegnazione. Forte la rabbia contro chi, davanti a quegli stessi cancelli, nei
giorni della campagna elettorale "ha fatto inutili promesse"

Torino - Cipputi è deluso e il suo malumore non lo nasconde. A Mirafiori, nella fabbrica metalmeccanica più grande d’Italia, da tempo c’è una grande rassegnazione e c’è tanta rabbia contro chi, davanti a quegli stessi cancelli, nei giorni della campagna elettorale "ha fatto inutili promesse".

Al cambio turno, alle 14, alla porta 2, gli operai escono velocemente, sono stanchi e hanno fretta di tornare a casa. "Era ora, ci voleva uno scossone", dicono in tanti lasciando lo stabilimento. "Io sono di sinistra, ma va bene così. Meglio stare all’opposizione", aggiunge Mauro e va di corsa verso la fermata dell’autobus. Nicola aveva sempre votato Rifondazione, ma ora ha scelto la Destra di Daniela Santanchè: "Un salto, è vero. Lo so che può sembrare incomprensibile, ma alcune scelte, come il ticket per il pronto soccorso e il provvedimento sugli assegni familiari, mi sono sembrate assurde. La sinistra non rappresenta più gli operai. Ci ha fatto solo del male". Giovanni, da 30 anni in carrozzeria, votava anche lui per il partito di Fausto Bertinotti ed è passato alla Lega: "il presidente della Camera si è dimenticato di noi, non ha fatto nulla per i suoi operai. Io sono arrabbiato, trent’anni di lotte andate in fumo. È un voto di protesta, è vero, ma speriamo che serva, che cambi qualcosa".

La tuta blu leghista non è una mosca bianca. "Ho votato Lega - dice Eugenio delle Presse - perchè è l’unico partito che mantiene le promesse e fa discorsi sensati". "Ho votato Lega anch’io - aggiunge Roberto - perché sono stufo che mia moglie e mio figlio non possano circolare per strada la sera, che gli extracomunitari abbiano la precedenza per le case popolari e gli asili nido. Gli altri partiti ci hanno deluso profondamente". Molti voti la Lega li ha presi tra le donne. Manuela racconta che è stata "una decisione sofferta". "Io, così come molte mie colleghe - spiega - volevo fare sentire la mia rabbia. C’è troppa insicurezza, noi donne non possiamo uscire la sera, abbiamo paura. In fabbrica ne abbiamo parlato e molte di noi hanno votato Lega".

Qualcuno, invece, è preoccupato, ha paura che con la scomparsa della Sinistra non ci sia più la voce degli operai in Parlamento. "Ho votato la Sinistra Arcobaleno, ma ora Bertinotti è sparito - afferma Caterina, operaia del montaggio - non siamo più rappresentati. Un pò me lo aspettavo che sarebbe andata male, avevo poca fiducia, in fabbrica c’era troppa delusione. Mi è sembrato un voto dato quasi per punire la sinistra". "L’operaio della Thyssenkrupp, eletto con il Pd, non basta. È una situazione triste", aggiunge Rocco, anche lui operaio del montaggio, che ha votato la Sinistra Arcobaleno. "Io il Pd l’ho votato al Senato, mentre alla Camera ho dato la mia preferenza a Di Pietro - spiega Roberto - ma anch’io ero profondamente deluso. Capisco la rabbia di tanti, il governo Prodi non ha diminuito le tasse, non riusciamo più ad arrivare a fine mese". Anche Giovanni ha votato Pd: "davanti alla macchina del caffè erano in tanti, sia ieri sia oggi, a dire che hanno le scatole piene dei partiti che promettono tanto e poi non fanno nulla".

Fabrizio, invece, non è andato a votare: "È la prima volta - spiega - ma ero davvero stufo di sentire promesse che nemmeno un mandrake potrebbe mantenere, dal momento che il Paese è a crescita zero". Anche Giovanni ha deciso di non deporre la scheda nell’urna: "Lo avevo già fatto ai tempi di Mani Pulite - rivela - sono disgustato. Il mio è un moto di ribellione contro un sistema che ci continua a penalizzare".